Garibaldi e la Spedizione dei Mille

Sono passati 160 anni e sembra ieri da quando un migliaio di volontari  con alla testa Giuseppe Garibaldi si radunarono a Quarto, nei pressi di Genova, per partire – nella notte tra il  5 e 6 Maggio 1860 – alla volta della Sicilia.

Garibaldi 3

Scampo a san Marino

Garibaldi 5

Quarto 1

Quarto bis

Nel 2010, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, si è avuto un intervento di restauro della scultura di Baroni con un nuovo memoriale posto su una terrazza verso il mare costituito da una lastra in acciaio lunga trenta metri che riporta i nomi di tutti i partecipanti alla Spedizione dei
Mille ( 1089 ).
La parte sottostante della cartolina è tratta dall’opera pittorica ( olio su tela ) di Gerolamo Induno L’imbarco a Genova del generale Giuseppe Garibaldi del 1860 in cui sono riconoscibili, oltre allo stesso Garibaldi, Nino Bixio e Istvan Turr.

L’obiettivo della spedizione garibaldina  – nella migliore tradizione del pensiero e delle azioni mazziniane -era quello di sostenere le rivolte locali ed abbattere il Regno delle Due Sicilie di Francesco II di Borbone e del suo governo.   

Mazzini 1

Mazzini

Cantata a Mazzini - 1906

La Cantata a Mazzini, cartolina Postale italiana spedita nel 1906 da Ventimiglia a Costantinopoli.

La spedizione dei Mille fu senza alcun dubbio un’impresa fortemente temeraria con molte probabilità di essere destinata a fallire tragicamente al pari dei tentativi insurrezionali già tentati dai fratelli Bandiera e da Carlo Pisacane poi.     Quarto 3

Fratelli Bandiera 1Anche il tentativo operato dal rivoluzionario e patriota Carlo Pisacane, che ebbe inizio a Sapri, fu represso nel sangue a Sanza – nel salernitano – il 2 Luglio 1857.

PisacaneLa Spedizione invece fu l’Impresa più bella, eroica, avventurosa e romantica di tutto il Risorgimento italiano, decisiva per realizzare il lungo percorso di Unità nazionale consacrando il mito di Giuseppe Garibaldi che diverrà nel mondo simbolo di solidarietà e libertà dei popoli.Garibaldi 5La vicenda ebbe realmente inizio quella notte quando i volontari guidati da Nino Bixio, il secondo dei Mille,  si impadronirono – come da accordi informali e riservati con la Compagnia di Navigazione Rubattino e simulando un atto di pirateria – di due piroscafi della Compagnia: Il Piemonte e Il Lombardo che salparono alla volta della Sicilia.

Bixio 2

Ma quanti e chi erano davvero i Mille ? il numero esatto che sbarcarono a Marsala è di 1089 volontari così come risulta sulla Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia del 12 novembre 1878.
Molti di loro provenivano prevalentemente dalle regioni centro-settentrionali, in particolare da Bergamo e Genova , ed avevano già combattuto con Garibaldi nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi. Gli altri per la maggior parte provenivano dal ceto medio ed intellettuale (erano avvocati, medici, farmacisti, ingegneri, commercianti ecc.. ), ma anche artigiani, operai, numerosi capitani di mare, alcuni artisti e pittori insieme a patrioti, diversi avventurieri, anarchici ed idealisti alcuni dei quali ricercati ed inseguiti dalle polizie di mezzo mondo.

Monumento ai Mille bis

Cacciatori delle Alpi ter

Tra gli altri c’erano anche: Menotti, il figlio di Garibaldi, Francesco Nullo, Francesco Crispi  con la moglie Rose Montmasson che girava vestita da uomo, unica donna di tutta la spedizione, ma anche Nino Bixio, Giuseppe La Masa, Agostino Bertani, István Türr, i fratelli Benedetto ed Enrico Cairoli, Stefano Canzio, Giuseppe Cesare Abba, Giovan Battista Basso, Giuseppe Missori, Giorgio Manin, Giuseppe Sirtori, Luigi Gusmaroli, Lajos Tukery, István Türr e Giovanni Acerbi che ebbe l’incarico di Intendente generale della Spedizione garibaldina con Ippolito Nievo come vice.

Menotti

Francesco Nullo

Turr 1

Nievo bis

Acerbi
C’erano anche quattro patrioti e garibaldini umbri: il nostro concittadino di Collescipoli Giovanni Froscianti, Giuseppe Polidori di Montone (PG), Giovanni Cruciani di Foligno (PG) e Pietro Stagnetti di Orvieto (TR).Giovanni Froscianti

Patrioti Umbri

Dopo una sosta a Talamone  per rifornirsi di armi e munizioni, acqua potabile e carbone,  i Mille sbarcarono l’11 Maggio a  Marsala  e quì Garibaldi emanò subito il primo Appello Ai Siciliani per chiamarli alla lotta e all’insurrezione; due giorni dopo si ebbe l’altro Proclama, quello di Salemi, con cui assumerà la Dittatura.

Garibaldi a Roma bis

Proclama ai Siciliani

Nel giro di pochi giorni e di qualche settimana i Mille aumentarono di numero grazie ai volontari meridionali e successivamente anche grazie allo  sbarco di altre spedizioni garibaldine, tra cui quelle guidate dai Generali Enrico Cosenz e Giacomo Medici; ciò consentì di costituire l’Esercito Meridionale di Garibaldi che arrivò a contare circa 45.000 uomini che poi fu sciolto prima della proclamazione del Regno d’Italia del 1861.

Scan10966

Il primo terribile ma vittorioso scontro con i soldati borbonici avvenne nella battaglia di Calatafimi dove i Mille ebbero trenta caduti e circa centocinquanta feriti ma la via per Palermo era aperta anche se vi fu ancora un tentativo delle truppe borboniche di fermare l’avanzata delle camicie rosse nei pressi di Monreale dove cadde Rosolino Pilo, anima e capo storico delle rivolte siciliane insieme a Giuseppe La Masa.Garibaldi a Calatafimi

La Masa 1

Dopo diversi combattimenti anche strada per strada, tra il 28  e il 30 maggio, Palermo venne conquistata e si avvierà di fatto il crollo ed il disfacimento del Regno meridionale dei Borbone; un episodio della presa della città è stato ricordato efficacemente da Renato Guttuso nel suo quadro La battaglia del Ponte dell’Ammiraglio del 1951/52.

Palermo

Teatro Politeama Garibaldi

Nei diversi scontri palermitani morì il patriota e militare ungherese  Lajos Tukory che comandava l’avanguardia che sferrò l’attacco alla città e furono feriti, tra gli altri, Benedetto Cairoli, Stefano Canzio e Nino Bixio; Garibaldi stesso pronunciò il discorso funebre per Tukory ricordandolo come combattente per la libertà d’Italia.

Centenario Risorgimento

Benedetto Cairoli OK

Bixio 1 OK

Erinnofilo Garibaldi

Erinnofilo  dedicato a Giuseppe Garibaldi dei primi anni del Novecento, con scritta Nizza sarà italiana, abbastanza raro.

Dopo la sanguinosa, drammatica e vittoriosa battaglia di Milazzo del 20 Luglio dove le truppe garibaldine pagarono un prezzo altissimo tra morti e feriti ( circa ottocento ) molto superiore rispetto ai borbonici , Giuseppe Garibaldi valutò che lo sbarco in Calabria e l’avanzata su Napoli era ormai da farsi. Da ricordare che in tale episodio lo stesso Garibaldi rischiò la vita in quanto  era stato accerchiato da un drappello della cavalleria borbonica e soltanto il coraggioso intervento di Giuseppe Missori, insieme al Maggiore di Cavalleria Vincenzo Statella, lo salvò da morte certa.MILAZZO OKOK

Varcato lo Stretto a Melito (30 km. da Reggio) nella notte tra il 20 e 21 Agosto venne portato l’attacco a Reggio Calabria e dopo circa otto ore di combattimenti, con numerosi morti e feriti, la città fu presa dalle truppe garibaldine; da quel momento la marcia dell’Esercito meridionale di Garibaldi verso Napoli avvenne senza scontri e combattimenti, ovunque era festeggiato ed acclamato.Garibaldi4

Il 6 Settembre Francesco II  e la regina lasciarono la capitale via mare per Gaeta; il giorno dopo, al mattino, Giuseppe Garibaldi salì su un treno speciale a Cava dè Tirreni e da qui con i suoi ufficiali e collaboratori arrivò alla stazione di Napoli acclamato da un’immensa folla chiassosa e festante.

Salito poi su una carrozza insieme ad Agostino Bertani, Nullo, Gusmaroli e Stagnetti – mentre Enrico Cosenz e Giuseppe Missori lo seguivano a cavallo, si diresse verso il palazzo della Foresteria dove, dalle finestre, tenne un discorso alla folla sottostante. 

Garibaldi a Napoli

Venne ricevuto dal ministro dell’Interno del Regno delle due Sicilie Liborio Romano mentre reparti militari borbonici – senza opporre alcuna resistenza – gli presentavano persino le armi. Garibaldi governò Napoli da Dittatore per circa due mesi sperimentando, tra l’altro, alcune riforme sociali, libera educazione ed anche costruzioni ferroviarie.

Garibaldi a Napoli 1 definitivo

Dopo la vittoriosa battaglia campale  del Volturno avvenuta tra il 26 settembre ed il 2 ottobre 1860, considerata una delle più importanti e decisive del Risorgimento perchè fu l’ultimo tentativo delle truppe borboniche di fermare l’Esercito Meridionale guidato da Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso di Cavour -visto scosso il prestigio della Monarchia dal compimento dell’Unità  ad opera soltanto delle truppe garibaldine – inviò l’Esercito Regio nelle  Marche e in Umbria ( che erano ancora sotto il potere del papa ) per annetterle manu militari al Regno di Sardegna e per impedire anche e sopratutto che Garibaldi arrivasse fino a Roma.CAVOUR definitivo

Da ricordare la sconfitta degli zuavi pontifici nella battaglia di Castelfidardo a seguito della quale le truppe papali  superstiti si trincerarono nella piazzaforte di Ancona dove furono poi sconfitte dall’esercito sardo dopo un assedio che ebbe luogo tra il 24 ed il 29 Settembre 1860.Castelfidardo

Monumento delle Marche

Il 14 Settembre 1860 le truppe piemontesi del Generale Gerbaix De Sonnaz entrarono in Perugia sconfiggendo le forze papaline asserragliate all’interno della Rocca Paolina; il 17 Settembre le truppe con a capo il Generale Filippo Brignone liberarono Spoleto dopo un violento cannoneggiamento e successivo assalto della Rocca Albornoziana.

Liberazione rocca albornoziana a spoleto

Assalto alla Rocca di Spoleto definitivo

Spoleto

Il 20 Settembre Terni vedrà entrare in città, attraverso la Porta Spoletina, le truppe piemontesi del Generale Filippo Brignone costituite dai Granatieri di Lombardia, dai Cavalleggeri del Regg.to Nizza e dai Bersaglieri del 9°Battaglione che vi rimasero fino all’anno dopo in quanto Terni divenne sede del comando della XV Divisione.Terni

Filippo Brignone

Bersaglieri

Il 3 Ottobre Vittorio Emanuele II entrò in Abruzzo alla testa delle truppe sarde per poi dirigersi verso Napoli; il 26 Ottobre incontrò Giuseppe Garibaldi  a Teano che lo salutò re d’Italia e tale episodio – divenuto simbolicamente la consegna al re dei territori conquistati – sancì storicamente la conclusione dell’Impresa dei Mille.TEANO

Bicentenario GaribaldiI  I giorni  successivi per Garibaldi furono tristi e segnati dall’amarezza perchè i suoi uomini vennero più volte offesi da ufficiali dell’esercito piemontese ed anche perchè la sua richiesta di essere nominato Primo Governatore del vecchio Regno di Napoli non venne accolta al pari di quella relativa al pieno inserimento dei suoi volontari nell’esercito regolare. 

Oltre a questo il 6 Novembre a Caserta Garibaldi aspettò invano che il re intervenisse alla parata d’addio e passasse in rassegna i garibaldini che lo aspettavano schierati; il re, contrariamente a quanto promesso, non si presentò. Sempre in quella occasione Luigi Farini che Cavour aveva nominato Luogotenente generale delle provincie napoletane – sollevato peraltro da tale incarico qualche mese dopo con il principe Eugenio di Carignano,vietò l’esecuzione dell’ Inno di GaribaldiInno di Garibaldi bis

Due giorni dopo nella grande sala del palazzo reale di Napoli, alla presenza dei pro-dittatori, dei ministri e dei grandi poteri dello Stato, G.Garibaldi aveva rassegnato i suoi poteri da Dittatore e firmato l’atto con cui donava il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II. La storica Impresa era terminata, era ormai pronto e deciso a partire; voleva tornare a Caprera per trovare quella pace e quella serenità che non trovava in mezzo ai tanti che aveva beneficiato.

In giornata aveva visitato i feriti di tante battaglie e nel suo saluto d’addio ai compagni d’arme si era rivolto a loro con grande affetto esprimendo tutta la sua commossa gratitudine per il modo in cui avevano compiuto la penultima tappa del Risorgimento nostro con l’invito a tenersi disponibili e sempre pronti per le future battaglie per dare l’ultima scossa, l’ultimo colpo alla crollante tirannide.

Ai soldati della libertà italiana, tra l’altro, disse solennemente queste parole: Che ritornino alle loro case quelli soltanto chiamati da doveri imperiosi di famiglia e coloro che, gloriosamente mutilati, hanno meritato la gratitudine della Patria. Essi la serviranno ancora nei loro focolari col consiglio e con l’aspetto delle nobili cicatrici che decorano la loro maschia fronte di venti anni; all’infuori di questi gli altri restino a custodire le gloriose bandiere.Festeggiamenti Pro Società Garibaldini Milano bisIl Il 9 Novembre 1860, di buon mattino, rifiutando onorificenze e donazioni cospicue da parte del re, ricco soltanto di un sacco di sarmenti, fagioli e un pò di semi per il suo orto, Garibaldi si imbarcò sulla nave Wascington che lo avrebbe portato alla solitaria povertà di Caprera, l’isola che aveva comprato ( inizialmente per metà ) nel 1854 e che fu, per oltre venti anni, la sua ultima dimora. Primo centenario nascita Garibaldi

Con lui c’era anche il figlio Menotti e i fedelissimi Giovanni Froscianti, G. Battista Basso, Luigi Gusmaroli, Luigi Coltelletti e Pietro Stagnetti che lo aiuteranno poi  nella conduzione e gestione della sua modesta azienda agricola.Menotti

Froscianti

Spedizione 25 bis

Nel 1862, all’indomani della Spedizione dei Mille, Alessandro Pavia – patriota e fotografo milanese con negozio a Genova – ebbe l’idea di fotografare tutti i partecipanti all’Impresa sbarcati a Marsala per farne poi un album.

Alessandro Pavia

Dopo cinque anni riuscì a realizzare L’Album dei Mille con circa 850 ritratti i cui primi due esemplari vennero regalati uno al re Vittorio Emanuele II di Savoia e l’altro a Giuseppe Garibaldi, a cui il progetto era dedicato.

I ritratti erano realizzati con la tecnica della carte de visite, un tipo di immagine brevettata nel 1854 da André Adolphe Eugène Disderi, fotografo francese con negozio a Parigi; con questa tecnica si potevano realizzare otto clichè sulla stessa lastra di vetro creando piccole immagini (5,2 cm X 8,7 cm) che poi si incollavano su cartoncini grandi come biglietti da visita.

A39_big Regno d’Italia 6 aprile 1932 – 50º anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi

Vittorio Emanuele II

           Italia 2 giugno 2011 – Protagonisti dell’unità d’Italia, Vittorio Emanuele II

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