Convegno filatelico – numismatico del prossimo Sabato 16 e Domenica 17 Ottobre 2021

Sabato 16 e Domenica 17 Ottobre prossimi aspettiamo tutti gli amici filatelici e numismatici all’Hotel Michelangelo ( Viale della Stazione ) per due belle giornate di filatelia e collezionismo!! Con il nostro Convegno festeggeremo i 50 anni della fondazione del nostro Circolo.

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Volantino Convegno 2021

Vi aspettiamo a tutti numerosi, come sempre!!

Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi è stato uno dei più grandi compositori italiani dell’Ottocento, autore di pagine musicali indimenticabili e di melodrammi molto amati che ancora oggi fanno parte stabilmente del repertorio operistico.

Scan11128Cartolina maximum per il 1°centenario della morte del musicista realizzata dal Circolo            filatelico di Seveso con Annullo speciale 6.05.2001 – Cartolina ed annullo disegnati da Cesare Becatti.

E’ bene ricordare che Verdi è stato per l’Italia non solo un grande musicista ma anche un convinto protagonista del Risorgimento attraverso la sua arte.

Image0016Busta filatelica del Circolo militare dell’Esercito di Bolzano per la conferenza Verdi e l’Irridentismo con Annullo speciale Bolzano 12 Ottobre 2013

Era nato a  Roncole, vicino a Busseto (nel Ducato di Parma), il 10 ottobre 1813 da una famiglia umile e modesta: i suoi genitori infatti gestivano una osteria di campagna rivendendo anche sale e generi alimentari.

RoncoleLeopoldo Metlicovitz: Cascina ove nacque Verdi, cartolina postale del 1900 non                                                   viaggiata, Officine Ricordi & C. Milano

Fin da bambino si appassionò alla musica tant’è che suo padre Carlo, dopo avergli fatto impartire privatamente  lezioni di musica  e specificatamente d’organo da Pietro Baistrocchi, maestro e organista del paese,  acquistò per lui la spinetta di don Paolo Costa, rettore dell’ oratorio della Madonna dei Prati di Busseto.

Il Maestro di musicaGiambattista Conti: Il Maestro di Musica, Cartolina postale degli anni  ’50 del Novecento, casa editrice Cultura reliosa popolare – Viterbo                                         

All’età di otto anni Giuseppe era già un provetto organista e più tardi, Antonio Barezzi, un negoziante amante della musica e responsabile della filarmonica locale, lo aiutò a proseguire gli studi frequentando anche e sopratutto Ferdinando Provesi, maestro di cappella nella Collegiata di San Bartolomeo Apostolo di Busseto, che gli insegnò  i principi basilari della composizione musicale e della pratica strumentale.

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Italia: emissione del 19 Novembre 1951 per il 50° della morte del compositore; oltre allo stesso sono rispettivamente rappresentati il Teatro Regio e la Cattedrale di Parma, l’organo e la Chiesa di Roncole, il Teatro alla Scala ed il Duomo di Milano –Stampa calcografica – Disegnatori: E. Pizzi (L.25), R. Mura (gli altri) – Incisori: V. Nicastro ( L.10 ), M. Canfarini (L.25 ), M. Colombati ( L.60 ). 

Verso il 1830  Giuseppe Verdi, già affermato membro e protagonista principale della Filarmonica locale, completò i suoi studi con Provesi il quale dichiarò che ormai non aveva più niente da imparargli. 

Giuseppe Verdi 1Cartolina postale dei primi anni del Novecento, scritta e viaggiata in busta, casa editrice Pilade Lapi – S. Giovanni Valdarno                                                  

Dopo essersi trasferito in casa del suo protettore e mecenate Antonio Barezzi per dare lezioni di canto e pianoforte a sua figlia Margherita, che poi diventerà sua moglie, Verdi era sempre più attratto dagli ambienti musicali e culturali di Milano dove frequentò particolarmente il Teatro alla Scala assumendo anche i primi importanti incarichi  musicali.

San Marino: Foglietto dedicato alla riapertura nel 2004 del Teatro alla Scala con ” Europa riconosciuta “, diretta da Riccardo Muti;opera lirica in due atti musicata da Antonio Salieri e rappresentata per la prima volta il 3 Agosto 1778 per l’inaugurazione del Teatro stesso. Disegnatore: F. Filanci.

Dopo essersi sposato con Margherita Barezzi ed aver avuto importanti responsabilità musicali a Busseto quali la direzione della Filarmonica e la nomina a Maestro di Musica  del Comune, si trasferì a Milano dove però, a breve, morirono sia sua moglie Margherita che i suoi due figli. Nonostante alcuni insuccessi iniziali dovuti anche alla difficile situazione psicologica ed affettiva che lo aveva colpito, nel Marzo del 1842 si ebbe la prima del Nabucco al Teatro alla Scala che ebbe un successo trionfale  tanto da essere  replicata per circa sessanta volte.

Verdi, Nabucco bis

Città del Vaticano: emissione serie di tre valori del 22 Maggio 2001 dedicata a G. Verdi  per il centenario della morte di cui un valore per il Nabucco; Disegnatore: G. Toffoletti – tiratura 450.000 copie

Verdi 5

L. De Vegni, Giuseppe Verdi all’epoca del Nabucco, 1842 – Cartolina maximum con                                    Annullo postale F.D.C. San Marino 19 Febbraio 2001 

Negli anni successivi e fino ad oggi il Nabucco è stato rappresentato non solo in Europa ma anche nelle Americhe ed in larga parte del mondo intero divenendo indubbiamente un caposaldo nei repertori dei teatri più famosi; con quest’opera ebbe inizio il successo e la  grande notorietà di Giuseppe Verdi che si affermò come uno dei migliori operisti italiani.

Teatro alla Scala e Teatro ColonFoglietto emesso dall’Argentina il 24 Ottobre 2009 per il festival internazionale della filatelia di Roma dedicato al Teatro alla Scala ed al Teatro Colon di Buenos Aires

Negli anni successivi fu talmente impegnato a scrivere musica  che lui stesso definì il periodo fino a circa il 1860 ” sedici anni di galera “, senza mai riposarsi; sono di quel periodo, tra gli altri,  I lombardi alla prima crociata, I due Foscari, Giovanna d’Arco, Ernani  e Macbeth. 

I Due Foscari

I Due Foscari, Avviso straordinario per la rappresentazione del  26 Gennaio 1854  al     Teatro  Comunale di Terni

HernaniCartolina maximum francese dedicata a  J.f. Firmin, membro del Teatro francese, nel ruolo di Hernani ( 5°atto ), da una stampa del 1830 di A. Lecler; Emissione 6 Giugno 1953, Parigi

Il compositore realizzò poi la famosa trilogia popolare scrivendo Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata che suggellarono la sua fama di compositore e di operista imponendosi, di fatto, come il più celebre musicista del suo tempo.                                                      

verdi_bfCittà del Vaticano, 30 agosto 2013 – 200º anniversario della nascita di Giuseppe Verdi,                 Disegnatore D.Dickmann – tiratura 100.000 copieRigoletto 1Rigoletto, Cartolina postale italiana viaggiata nel 1906 da Brindisi a Scalea 

Rigoletto

San Marino, 19 febbraio 2001 –  Rigoletto, dalla serie Melodie Immortali dedicate al                            Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci

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Intero Postale russo del 10 Luglio 2002 emesso per il 100° anniversario della nascita di Sergei Yakovlevich Lemeshev, famoso tenore sovietico; nella vignetta viene rappresentato come ” Il Duca ” nell’opera di Verdi Rigoletto.

La Traviata

San Marino, 19 febbraio 2001 –  La Traviata, dalla serie Melodie Immortali dedicate al                            Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci

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Nicaragua: 1975 –  Nellie Melba ( nome d’arte di Helen Porter Mitchell,1861 – 1931 )                    soprano australiano, dalla serie di 15 valori dedicata ai grandi cantanti lirici                   

Dopo essere tornato alla vita di campagna acquistando la Villa e la tenuta di Sant’Agata a Villanova sull’Arda –  che costituì la principale abitazione del compositore vivendovi con la seconda moglie Giuseppina Strepponi – Giuseppe Verdi scrisse altre memorabili opere quali Simon Boccanegra, La forza del destino, Un ballo in maschera, Don carlos e Aida, commissionata quest’ultima per l’apertura del canale di Suez ed andata in scena al Cairo alla vigilia di Natale del 1871.

Image0018Cartolina postale del 1942  della casa editrice A. Secchi di Busseto con Annullo speciale 27 Agosto 1961 dedicato alla Stagione lirica Bussetana in cui venne rappresentata l’opera La Forza del Destino   

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Nicaragua: 1975 –  Tito Gobbi ( 1913 – 1984 ), baritono italiano –  dalla serie di 15                                                 valori dedicata ai grandi cantanti lirici

La forza del destino

San Marino, 19 febbraio 2001 –  La Forza del Destino, dalla serie Melodie Immortali dedicate al Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci                    Un ballo in maschera

San Marino, 19 febbraio 2001 –  Un Ballo in Maschera, dalla serie Melodie Immortali dedicate al  Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci

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            Figurina Liebig degli anni 50/60 del Novecento dedicata al Ballo in Maschera 

Don Carlos

San Marino, 19 febbraio 2001 –  Don Carlos, dalla serie Melodie Immortali dedicate al                            Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci

Verdi, Aida

Città del Vaticano: emissione serie di tre valori del 22 Maggio 2001 dedicata a G. Verdi  per il centenario della morte di cui un valore per  Aida; Disegnatore: G. Toffoletti – tiratura 450.000 copie

Image0017Busta filatelica dedicata al centenario dell’Aida con Annullo speciale Verona 15 Luglio 1971

Aida bisSan Marino, 19 febbraio 2001 –  Aida, dalla serie Melodie Immortali dedicate al                            Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci

Dopo aver scritto la Messa di Requiem per la morte di Alessandro Manzoni –  uno dei più grandi capolavori di musica sacra a detta di molti critici – rappresentata nella Chiesa di San Marco a Milano il 22 Maggio del 1874, Giuseppe Verdi compose le sue due ultime opere: Otello, rappresentata trionfalmente alla Scala nel febbraio del 1887, e Falstaff anch’essa rappresentata al Teatro alla Scala il 9 febbraio 1893.

Image0009Busta filatelica per il 51° Festival dell’Opera Lirica di Verona dedicata alla Messa di                                     Requiem con Annullo speciale Verona 18 Luglio 1973

Verdi, OtelloCittà del Vaticano: emissione serie di tre valori del 22 Maggio 2001 dedicata a G. Verdi  per il centenario della morte di cui un valore per Otello; Disegnatore: G. Toffoletti – tiratura 450.000 copie
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Nicaragua: 1975 –  Giovanni Martinelli ( 1885 – 1969 )  – tenore italiano –  dalla serie di 15                                                 valori dedicata ai grandi cantanti lirici     

Image0011Cartolina postale italiana dedicata al 4°atto dell’Otello viaggiata il 31 Agosto 1904 da                               Livorno a Vietri sul Mare, Salerno – Tipografia Alterocca Terni

Falstaff

San Marino, 19 febbraio 2001 –  Falstaff, dalla serie Melodie Immortali dedicate al                            Centenario della morte di Giuseppe Verdi – Disegnatore: F. Filanci

Image0007Cartolina postale dedicata all’interno del Teatro alla Scala  viaggiata il 13 Giugno 1937 da  Milano a Viterbo – Edit. Mazzi & Pezzotta, Milano                               

I libretti di entrambe le opere furono scritti da Arrigo Boito, letterato, librettista, compositore ed esponente di primo piano del movimento culturale milanese della Scapigliatura.

Image0008Busta filatelica dedicata al 50° della morte di Arrigo Boito viaggiata in Milano per                                                          Raccomandata il 10 Giugno 1968

Negli ultimi anni della sua vita Giuseppe Verdi fece molte iniziative filantropiche di grande magnanimità  come si rileva dal suo testamento siglato a Milano nel 1900 in cui lascia molti dei suoi cospicui averi  ad ospedali ed enti benefici oltre ad una lunghissima lista di singole donazioni a persone che gli erano state vicine nel corso degli anni ed ai poveri del suo villaggio nativo di Rocole, di Villanova sull’Arda e del villaggio di S.Agata.

Image0013Giovanni Boldini:Ritratto di Giuseppe Verdi, Cartolina postale viaggiata il 12 Ottobre 1976 da Roncole a Terni                                                         

Come non ricordare la costruzione di un ospedale ( e la successiva donazione al Comune ) a Villanova sull’Arda, vicino a Busseto e la fondazione dell’ Opera Pia Casa di Riposo per Musicisti,  cui lascia lo stabile da lui stesso fatto costruire in Milano, l’opera sua più bella come amava definirla  – volendo generosamente assicurare una vita decorosa a quanti si trovavano in condizioni precarie.

Image0015Cartolina postale dei primi anni del Novecento, non viaggiata

Il grande Maestro morì nella notte del 27 Gennaio 1901 al Grand Hotel et de Milan all’età di 87 anni assistito dalla figlia adottiva insieme alla cantante Teresa Stolz.

Image0014Cartolina postale del 1901 emessa per la morte di Giuseppe Verdi, non viaggiata.                Rarissima cartolina con la data di nascita sbagliata! Casa editrice sconosciuta

Dopo essere stato privatamente e provvisoriamente tumulato presso il Cimitero Monumentale di Milano, un mese dopo la sua salma fu spostata nella cripta della Casa di Riposo; in quella occasione fu cantato da 820 cantanti il coro Va, pensiero, dal Nabucco, diretto da Arturo Toscanini. Una  folla enorme presenziò al funerale che  i giornali dell’epoca stimarono in circa 300.000 persone.

và pensieroIsraele2013: emissione dedicata al bicentenario della nascita di G. Verdi ed al Va Pensiero                                                               del Nabucco

Image0010Busta filatelica dedicata al centenario della nascita di Arturo Toscanini viaggiata in Milano  per Raccomandata il 28 Marzo 1987.                                      

Alla prossima!!

Parliamo di Monete 2

Salve amici, con piacere dopo molto tempo, torno a parlare di numismatica per riprendere il discorso sulla storia della moneta, ma questa volta come anticipai già, esclusivamente riferito alla storia di Roma.

Nelle immagini delle monete che seguiranno, ho cercato di mantenere una certa proporzione e dimensione il più possibile vicina alla realtà.

Le monete di Roma antica

Dunque come già dicemmo a carattere generale, in origine e così a Roma, la prima e più importante unità di misura in uso per il baratto fu il pecus = (pecora, agnello) ce ne danno conferma anche alcuni autori antichi come Fausto, che ci narra di una multa per reati di poco conto, calcolata a due pecore, mentre per i reati più gravi, poteva arrivare a dieci buoi.

Il termine pecus con la denominazione pecunia ovvero denaro è giunto poi fino ai nostri giorni.

Successivamente, circa dal VII sec. a.C. a tutto il periodo monarchico (753-509 a.C.) ed anche parte del periodo repubblicano , fino al III secolo a.C., per il commercio, fra le prime forme di pre-monete in uso presso Roma, vi fu l’aes rude, la parola latina aes ( aeris al genitivo) significa bronzo, quindi come baratto, venivano usati pezzi di metallo grezzo di fusione, da pesare in ogni transazione, alcuni con segni di marcatura probabilmente per distinguerli da altri residui di lavorazione.

alcuni ritrovamenti di aes rude

In seguito comparve aes signatum, barra di bronzo ferroso di forma più rigorosamente geometrica con segni sovraimpressi in ambo le facce, fra i primi, il più noto fu il ramo secco stilizzato, di difficile interpretazione.

Questo tipo di monetazione primitiva, come dimostrato dai numerosi ritrovamenti, era circolante prevalentemente nell’Italia centrale.

frammento di ramo secco rinvenuto a Bilatemi presso Gela, datato certamente tra il 560-540 a.C.. Probabilmente giuntovi attraverso il commercio.

lingotti di ramo secco stilizzato

Successivamente sono stati rinvenuti molti altri lingotti, probabilmente tutti realizzati all’epoca su iniziativa di singoli mercanti, con molte altre figure impresse dal produttore, come: aquile, tridenti, cavalli alati, elefanti, maiali, tripodi, ancore, ecc.. così da permettere il loro riconoscimento.

Il loro peso variava da 1,150 a 1,850 Kg. pari circa a 5 libbre romane.

aes signatum con aquila e tridente

Roma produsse anche un aes signatum caratterizzato dall’iscrizione “ROMANOM” cioè (dei Romani).

aes signatum “ROMANOM”

La necessità di pesare il metallo per ogni scambio, creava comunque un’inconveniente non trascurabile.

La monetazione fusa

Con l’avvio del commercio via mare, intorno al (335 a.C.) comparve la prima monetazione standardizzata da parte dello stato, l’aes grave detto anche asse librale, una serie di monete “pesanti” realizzate per fusione.

Il peso dell’asse come detto, inizialmente era pari ad una libbra romana (327,46 gr.), ed aldilà della raffigurazione riportata, avendo un peso costante ed impresso anche sulla moneta, esso era uguale al valore intrinseco.

asse I con al dritto Giano bifronte ed al rovescio prora di nave sormontata da segno verticale indicante 1.

semisse S
triente 0000
quadrante 000
sestante 00
oncia 0

Frazioni dell’asse che era segnato con I (uno), furono il semisse con S (1/2 asse), il triente con quattro globetti (1/3 d’asse), il quadrante con tre globetti (1/4 d’asse), il sestante con due globetti (1/6 d’asse) e l’oncia con un globetto (1/12 d’asse).

Occorre precisare che mentre a Roma, la storia della moneta si evolveva come descritto, nel sud della penisola, a causa della colonizzazione greca la monetazione era già ben più raffinata.

Le emissioni romano-campane

L’apertura al commercio estero ( in particolare Magna Grecia), segnò un’evoluzione in questo senso, quando i romani entrarono in contatto con le civiltà greche del meridione d’Italia, le monete in bronzo non erano più adatte, avendo esse un valore insufficiente per gli scambi commerciali, mentre le città della Magna Grecia utilizzavano monete d’argento.

L’alleanza con i Campani del (326 a.C.) quindi, ebbe il suo effetto quando la zecca (dalla parola araba “sikka”, ovvero “conio”) di Cuma, produsse le prime monete romane in argento, ma di impronta ancora prettamente greca la didracma.

Da qui la denominazione (emissioni romano-campane).

didracma zecca di Neapolis arg, 7,32 gr.
didracma zecca di Neapolis arg. 7,32 gr.

Queste monete sono contemporanee alle emissioni di una serie di colonie e socii, fra cui Cales, Suessa, Teanum Sidicinum, con tipi simili, che fanno ipotizzare l’esistenza di accordi monetari.

Anche se lo stile era palesemente greco, la tipologia era caratteristica delle civiltà italiche, con le figure di: Marte, Minerva, la lupa con i gemelli, Giano. L’ etnico invece, che inizialmente, secondo l’usanza greca era “ROMANO”, presto diventerà “ROMA” secondo le abitudini italiche.

La zecca di Roma

Secondo il giurista Pomponio, nel (289 a.C.) furono stabiliti i “triunviri monetales“, magistrati responsabili alla monetazione e la zecca fu posta sul Campidoglio, vicino al tempio di Giunone Moneta (cioè “ammonitrice”), per questo motivo ancora oggi il denaro lo chiamiamo “moneta”.

Probabilmente così era il Tempio di Giunone Moneta in Campidoglio dove oggi è l’Ara Caeli

La didracma presto venne sostituita quando la zecca dal (221 a.C.) coniò sempre in argento, una moneta più famosa conosciuta col nome vittoriato o quadrigato. Presentava al dritto una testa giovanile di Giano ed al rovescio Giove e la Vittoria su una quadriga, da cui il nome.

quadrigato argento 5,57 gr.

Quest’ultima non raggiunse una grossa diffusione, fu impiegata quasi esclusivamente nel commercio con i greci dell’Italia meridionale e le campagne galliche.

Coniazione di monete a martello

La moneta d’argento di riferimento dell’economia romana fu per circa 400 anni però, il denario, battuto per la prima volta a Roma intorno al (211 a.C.); il termine derivante da “deni”, ossia “per dieci” (assi di bronzo), identificato con il numero romano X pesava 4,55 gr.

denario arg. 4,55 gr.

Le prime monete raffiguravano da un lato la testa di Roma con elmo alato e dall’altro i Dioscuri a cavallo con la scritta ROMA.

In seguito le immagini utilizzate furono prevalentemente quelle di vecchie glorie famigliari dei magistrati, sovraintendenti alla coniazione.

L’affermazione del “denario” accompagnò le azioni militari romane al punto da divenire quasi l’unica moneta circolante nel Mediterraneo. Anche lo stipendio militare era pagato in monete d’argento. Commercianti greci, romani e italici compravano e vendevano a suon di “denari” e resterà alla base della monetazione romana fino al III sec. d.C. quando fu sostituito dall’antoniniano, e la sua fama è testimoniata dal termine “denaro” che tuttora noi utilizziamo.

antoniniano lega di rame e argento da 3,5 a 5 gr.

Il denario aveva come sottomultipli: il quinario (1/2 denario) identificato dal numero romano V ed il sesterzio (1/4 denario) identificato dalla marca IIS ed in seguito HS.

sesterzio argento circa 1 grammo

Il sesterzio, fino al III sec. d.C. probabilmente fu la moneta più diffusa nel mondo romano, durante il periodo Repubblicano venne coniato sporadicamente sotto forma di piccola moneta d’argento, e fu solo dopo la riforma di Augusto nel (23 a.C.) che conobbe una maggiore diffusione.

Divenne una moneta di grande formato, non più in argento ma in oricalco, una lega (90% rame, 10% zinco). Cambiarono anche le dimensioni, con un diametro di 32-34 mm., uno spessore di 4 mm. ed un peso di 25-28 grammi.

sesterzio di Nerone oricalco 27 gr.

Era divenuto oramai per antonomasia, “la moneta romana”, poiché il suo valore, equivalente a (circa 2 euro di oggi) era abbastanza basso per non aver bisogno di sottomultipli , ma anche abbastanza alto da essere comodo nelle valutazioni dei cambi.

La monetazione durante le guerre civili

Negli ultimi anni della Repubblica romana, immediatamente precedente alla nascita del “principato”, detto anche periodo delle guerre civili, le monete venivano emesse a nome dei generali che si combattevano tra loro in virtù del loro “imperium”.

Si tratta quindi delle monete di: Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labieno, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio ed Ottaviano, da soli o con altre persone.

Le monete coniate in questi anni rispecchiano così l’andamento della lotta politica e delle guerre in corso. I loro contenuti propagandistici risultano accentuati e per le prime volte vi sono rappresentate anche le persone viventi.

C’è da notare che queste monete rimasero in circolazione per circa 200 anni a causa della carenza di metallo prezioso.

denario di Cesare (testa laureata e cometa a 8 raggi DIVVS IULIV[S]

Le monete come strumento di economia e propaganda

Il valore delle monete romane, come d’altronde di tutte le monete antiche, era dato a differenza di oggi, dal loro valore intrinseco, cioè il valore del metallo con il quale erano realizzate.

Ovviamente non tutte le monete in circolazione erano in metallo prezioso, ciò per avere anche dei valori utilizzabili per uso quotidiano.

Nel I secolo d. C. , ad esempio, con un asse si poteva acquistare mezza libra di pane.

asse di Claudio

Oltre al riflesso economico le monete ebbero anche un ruolo fondamentale nel diffondere nella società romana idee e messaggi in esse riportati.

Le immagini dei primi denari consistevano di solito nel busto di Roma sul dritto e di una divinità alla guida di una biga o di una quadriga al rovescio. Il nome del “magistrato monetario” non appariva, anche se a volte presentavano lettere o simboli di identificazione, ma ben presto si arrivò a rappresentare scene della storia famigliare dei monetari: ad esempio, Sesto Pompeio Fostulo, rappresentò il suo avo Fostulo, che assisteva Romolo e Remo allattati dalla lupa. Questi casi sempre più ampi e frequenti, divennero strumento di promozione delle classi in lotta per il governo della Repubblica. Un passo in avanti nell’uso delle immagini utilizzate si ebbe con l’emissione di Giulio Cesare che riportavano il suo ritratto.

Con quest’ultime, termina la fase della monetazione anonima o legata alla famiglia dei magistrati monetari, per iniziare l’emissione di monete legate alla figura reggente il governo di Roma.

Questa impostazione venne adottata anche nel periodo imperiale progressivamente associata a quella delle divinità, come durante la campagna contro Pompeo, nella quale Cesare emise monete con immagini di Venere ed Enea, con l’obbiettivo di divulgare l’ipotesi di una sua discendenza divina.

Ancora in maniera più spinta fece Commodo facendosi raffigurare vestito con pelle di leone e proclamandosi come reincarnazione di Ercole.

Quindi le monete si dimostrarono così un nuovo e straordinario strumento di propaganda, mentre il dritto continuava a riportare l’immagine dell’imperatore, la progressiva diversificazione del rovescio era usata anche in concomitanza di eventi bellici, per sottolineare sia l’occupazione, la liberazione o la pacificazione di un territorio.

sesterzio 192 d.C.

Commodo con pelle di leone e rovescio con clava e scritta HERCUL ROMANO AUGU

Alcune di queste iscrizioni a volte erano anche estremamente di parte, come nel 244 quando si annunciò trionfalmente la pace con la Persia, anche se i romani furono costretti dai persiani, all’esborso di forti somme di denaro per ottenere la fine delle ostilità. Cosa che il popolo naturalmente ignorava.

Le monete d’oro

Prima della conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare, con la relativa disponibilità di metallo prezioso delle sue miniere, a Roma le monete in oro apparvero raramente.

Le prime emissioni di monete d’oro vi furono intorno al 286 a.C. in Campania, chiamate statere del peso di 6,82 gr. poi nel 209 a.C. mezzo statere di 3,40 gr., raffiguranti il volto di Giano bifronte.

mezzo statere oro 3,40 gr. Giano e scena di giuramento

L’emissione regolarmente dell’aureo, nel sistema monetario romano, iniziò dal I sec. a.C. fino al IV sec. d.C., quando venne soppiantato dal solido.

Le monete più preziose venivano utilizzate per le transazioni internazionali, quelle di minor valore, invece, per l’economia domestica. La coerenza dell’insieme era assicurata da cambi fissi: 1 aureo = 25 denari = 100 sesterzi = 400 assi.

Lo stato per tutta la durata della Repubblica agì con prudenza e saggezza nella regolazione delle coniazioni (quantità, peso e titolo).

L’aureo era della stessa forma del denario, ma naturalmente più pesante.

Secondo la storia, pare che il primo aureo, di una certa rilevanza, sia stato emesso nel 48 a.C. da Caio Giulio Cesare, che mostrava la testa di Venere. Cesare rese stabile il peso a 1/40 di libbra romana circa 8 gr.

aureo di Cesare oro 8 gr. circa

In quest’epoca e per tutta l’età imperiale , si diffuse l’usanza di recare nel rovescio della moneta, scene di gloria o divine, mantenendo sul dritto l’effige dell’Imperatore o di un suo congiunto.

La produzione di monete d’oro diminuì drasticamente nella parte finale del II secolo, dopo il regno di Marco Aurelio. Durante il III secolo pezzi in oro comparirono anche in frazioni e multipli.

aurei di Marco Aurelio di cui uno in onore della moglie Faustina minore

Nel 309 Costantino I introdusse il solido, di forma poco più grande e sottile, mentre l‘aureo era più piccolo e spesso.

Il solido ebbe poi una larga diffusione soprattutto nell’Impero Romano d’Oriente.

solido di Costantino I oro 4,50 gr. circa

La monetazione imperiale e le riforme.

Il periodo imperiale d’occidente, considerandolo da Giulio Cesare (anche se in realtà fu dittatore, ma non fu mai, ne Imperatore ne Augusto), durò circa cinque secoli. Durante questo periodo si susseguirono al trono di Roma oltre cento Imperatori.

Diverse quindi furono anche le riforme e le controriforme che subì il sistema monetario dell’epoca.

Per ovvi motivi quindi, citeremo di seguito e senza approfondire solo le più significative.

La prima riforma monetaria dell’Impero Romano si ebbe con Augusto, nel 15 a.C. quando il denarius aureus si stabilizzò su 1/42 di libbra. La coniazione delle monete d’oro e d’argento passò sotto il controllo diretto dell’Imperatore, evidenziate dalle lettere “P” e “M” ovvero Procurator Monetae, lasciando ai senatori, il controllo su quelle in bronzo, utilizzate dal popolo e di minore importanza, evidenziate dalle lettere “S” e “C” ovvero Senatus Consulto.

Monete con evidente “S” e “C” di “Senatus Consulto

Successivamente la riforma di Nerone diminuì il peso dell’aureo e del denario, riforma poi annullata da Domiziano che riportò i valori delle monete a quelli augustei.

I vari alleggerimenti nel peso del metallo non modificarono però il potere nominale di scambio, che rimase invariato, così facendo il valore reale delle monete diminuiva rispetto a quello nominale, avviandosi in pratica ad acquisire soprattutto un valore convenzionale attribuito per legge; questo fu il primo clamoroso esempio di svalutazione monetaria, che si sarebbe ripetuto poi molte altre volte nel corso della storia romana, per svariate cause (progressiva svalutazione dell’argento, carestie di guerra, malgoverni, ecc..).

Traiano, a sua volta, tornò al sistema neroniano finché nel 215, con l’Imperatore Caracalla, si ebbe un’altra riforma: venne svalutato l’aureo per contrastare la grande svalutazione del denario, che durante gli imperi precedenti si era ridotto di circa il 50 % di argento.

Aureliano successivamente provvide a riformare l’organizzazione delle zecche situate nelle varie provincie dell’impero.

Con la riforma di Diocleziano del 295, essendo l’Impero diviso su due territori assegnati a due regnanti, fece sì che le monete non rappresentassero più un singolo Imperatore, ma sul dritto ne riportassero l’immagine idealizzata, con un rovescio che tipicamente celebrava la gloria e la potenza di Roma.

Oltre all’antoniniano, che aveva un peso di 3,90 gr. fu introdotta una nuova moneta in bronzo, il follis, con un peso di circa 10 gr..

follis di Costantino I bronzo 10 gr. circa

L’ultima riforma dell’Impero Romano infine fu quella di Costantino I il grande nel 310, che si rifaceva al sistema bimetallico di Augusto.

Come moneta d’oro venne introdotto il solido con un peso di 4,54 gr., mentre come moneta d’argento, la siliqua , di 2,27 gr., inoltre con un valore doppio della “siliqua” fu introdotto il miliarensis che quindi aveva lo stesso peso del “solido”.

Per le monete di bronzo, il nummus di 3 gr. Equivalente ad 1/100 di “siliqua” , sostituì poi il “follis”, ormai fortemente svalutato.

Il sistema monetario di Costantino, salvo piccole correzioni riguardanti le monete di rame, durò quindi fino alla fine dell’Impero Romano d’Occidente.

siliqua arg. 2,27 gr. circa
nummus bronzo 3 gr. circa

Per l’Impero Romano d’Oriente, nel 498 si ebbe la riforma dell’Imperatore Anastasio, che non si differenziò sostanzialmente dalla precedente.

Dopo la fine dell’impero, la zecca di Roma fu gestita dal Papato che proseguì la coniazione, seguendo prima il sistema monetario bizantino ed in seguito quello carolingio, ovvero il sistema monetario istituito da Carlo Magno.

Sperando di non essere stato noioso, auguro buona salute a tutti, e alla prossima...

Garibaldi e la Spedizione dei Mille

Sono passati 160 anni e sembra ieri da quando un migliaio di volontari  con alla testa Giuseppe Garibaldi si radunarono a Quarto, nei pressi di Genova, per partire – nella notte tra il  5 e 6 Maggio 1860 – alla volta della Sicilia.

Garibaldi 3

Scampo a san Marino

Garibaldi 5

Quarto 1

Quarto bis

Nel 2010, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, si è avuto un intervento di restauro della scultura di Baroni con un nuovo memoriale posto su una terrazza verso il mare costituito da una lastra in acciaio lunga trenta metri che riporta i nomi di tutti i partecipanti alla Spedizione dei
Mille ( 1089 ).
La parte sottostante della cartolina è tratta dall’opera pittorica ( olio su tela ) di Gerolamo Induno L’imbarco a Genova del generale Giuseppe Garibaldi del 1860 in cui sono riconoscibili, oltre allo stesso Garibaldi, Nino Bixio e Istvan Turr.

L’obiettivo della spedizione garibaldina  – nella migliore tradizione del pensiero e delle azioni mazziniane -era quello di sostenere le rivolte locali ed abbattere il Regno delle Due Sicilie di Francesco II di Borbone e del suo governo.   

Mazzini 1

Mazzini

Cantata a Mazzini - 1906

La Cantata a Mazzini, cartolina Postale italiana spedita nel 1906 da Ventimiglia a Costantinopoli.

La spedizione dei Mille fu senza alcun dubbio un’impresa fortemente temeraria con molte probabilità di essere destinata a fallire tragicamente al pari dei tentativi insurrezionali già tentati dai fratelli Bandiera e da Carlo Pisacane poi.     Quarto 3

Fratelli Bandiera 1Anche il tentativo operato dal rivoluzionario e patriota Carlo Pisacane, che ebbe inizio a Sapri, fu represso nel sangue a Sanza – nel salernitano – il 2 Luglio 1857.

PisacaneLa Spedizione invece fu l’Impresa più bella, eroica, avventurosa e romantica di tutto il Risorgimento italiano, decisiva per realizzare il lungo percorso di Unità nazionale consacrando il mito di Giuseppe Garibaldi che diverrà nel mondo simbolo di solidarietà e libertà dei popoli.Garibaldi 5La vicenda ebbe realmente inizio quella notte quando i volontari guidati da Nino Bixio, il secondo dei Mille,  si impadronirono – come da accordi informali e riservati con la Compagnia di Navigazione Rubattino e simulando un atto di pirateria – di due piroscafi della Compagnia: Il Piemonte e Il Lombardo che salparono alla volta della Sicilia.

Bixio 2

Ma quanti e chi erano davvero i Mille ? il numero esatto che sbarcarono a Marsala è di 1089 volontari così come risulta sulla Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia del 12 novembre 1878.
Molti di loro provenivano prevalentemente dalle regioni centro-settentrionali, in particolare da Bergamo e Genova , ed avevano già combattuto con Garibaldi nel Corpo dei Cacciatori delle Alpi. Gli altri per la maggior parte provenivano dal ceto medio ed intellettuale (erano avvocati, medici, farmacisti, ingegneri, commercianti ecc.. ), ma anche artigiani, operai, numerosi capitani di mare, alcuni artisti e pittori insieme a patrioti, diversi avventurieri, anarchici ed idealisti alcuni dei quali ricercati ed inseguiti dalle polizie di mezzo mondo.

Monumento ai Mille bis

Cacciatori delle Alpi ter

Tra gli altri c’erano anche: Menotti, il figlio di Garibaldi, Francesco Nullo, Francesco Crispi  con la moglie Rose Montmasson che girava vestita da uomo, unica donna di tutta la spedizione, ma anche Nino Bixio, Giuseppe La Masa, Agostino Bertani, István Türr, i fratelli Benedetto ed Enrico Cairoli, Stefano Canzio, Giuseppe Cesare Abba, Giovan Battista Basso, Giuseppe Missori, Giorgio Manin, Giuseppe Sirtori, Luigi Gusmaroli, Lajos Tukery, István Türr e Giovanni Acerbi che ebbe l’incarico di Intendente generale della Spedizione garibaldina con Ippolito Nievo come vice.

Menotti

Francesco Nullo

Turr 1

Nievo bis

Acerbi
C’erano anche quattro patrioti e garibaldini umbri: il nostro concittadino di Collescipoli Giovanni Froscianti, Giuseppe Polidori di Montone (PG), Giovanni Cruciani di Foligno (PG) e Pietro Stagnetti di Orvieto (TR).Giovanni Froscianti

Patrioti Umbri

Dopo una sosta a Talamone  per rifornirsi di armi e munizioni, acqua potabile e carbone,  i Mille sbarcarono l’11 Maggio a  Marsala  e quì Garibaldi emanò subito il primo Appello Ai Siciliani per chiamarli alla lotta e all’insurrezione; due giorni dopo si ebbe l’altro Proclama, quello di Salemi, con cui assumerà la Dittatura.

Garibaldi a Roma bis

Proclama ai Siciliani

Nel giro di pochi giorni e di qualche settimana i Mille aumentarono di numero grazie ai volontari meridionali e successivamente anche grazie allo  sbarco di altre spedizioni garibaldine, tra cui quelle guidate dai Generali Enrico Cosenz e Giacomo Medici; ciò consentì di costituire l’Esercito Meridionale di Garibaldi che arrivò a contare circa 45.000 uomini che poi fu sciolto prima della proclamazione del Regno d’Italia del 1861.

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Il primo terribile ma vittorioso scontro con i soldati borbonici avvenne nella battaglia di Calatafimi dove i Mille ebbero trenta caduti e circa centocinquanta feriti ma la via per Palermo era aperta anche se vi fu ancora un tentativo delle truppe borboniche di fermare l’avanzata delle camicie rosse nei pressi di Monreale dove cadde Rosolino Pilo, anima e capo storico delle rivolte siciliane insieme a Giuseppe La Masa.Garibaldi a Calatafimi

La Masa 1

Dopo diversi combattimenti anche strada per strada, tra il 28  e il 30 maggio, Palermo venne conquistata e si avvierà di fatto il crollo ed il disfacimento del Regno meridionale dei Borbone; un episodio della presa della città è stato ricordato efficacemente da Renato Guttuso nel suo quadro La battaglia del Ponte dell’Ammiraglio del 1951/52.

Palermo

Teatro Politeama Garibaldi

Nei diversi scontri palermitani morì il patriota e militare ungherese  Lajos Tukory che comandava l’avanguardia che sferrò l’attacco alla città e furono feriti, tra gli altri, Benedetto Cairoli, Stefano Canzio e Nino Bixio; Garibaldi stesso pronunciò il discorso funebre per Tukory ricordandolo come combattente per la libertà d’Italia.

Centenario Risorgimento

Benedetto Cairoli OK

Bixio 1 OK

Erinnofilo Garibaldi

Erinnofilo  dedicato a Giuseppe Garibaldi dei primi anni del Novecento, con scritta Nizza sarà italiana, abbastanza raro.

Dopo la sanguinosa, drammatica e vittoriosa battaglia di Milazzo del 20 Luglio dove le truppe garibaldine pagarono un prezzo altissimo tra morti e feriti ( circa ottocento ) molto superiore rispetto ai borbonici , Giuseppe Garibaldi valutò che lo sbarco in Calabria e l’avanzata su Napoli era ormai da farsi. Da ricordare che in tale episodio lo stesso Garibaldi rischiò la vita in quanto  era stato accerchiato da un drappello della cavalleria borbonica e soltanto il coraggioso intervento di Giuseppe Missori, insieme al Maggiore di Cavalleria Vincenzo Statella, lo salvò da morte certa.MILAZZO OKOK

Varcato lo Stretto a Melito (30 km. da Reggio) nella notte tra il 20 e 21 Agosto venne portato l’attacco a Reggio Calabria e dopo circa otto ore di combattimenti, con numerosi morti e feriti, la città fu presa dalle truppe garibaldine; da quel momento la marcia dell’Esercito meridionale di Garibaldi verso Napoli avvenne senza scontri e combattimenti, ovunque era festeggiato ed acclamato.Garibaldi4

Il 6 Settembre Francesco II  e la regina lasciarono la capitale via mare per Gaeta; il giorno dopo, al mattino, Giuseppe Garibaldi salì su un treno speciale a Cava dè Tirreni e da qui con i suoi ufficiali e collaboratori arrivò alla stazione di Napoli acclamato da un’immensa folla chiassosa e festante.

Salito poi su una carrozza insieme ad Agostino Bertani, Nullo, Gusmaroli e Stagnetti – mentre Enrico Cosenz e Giuseppe Missori lo seguivano a cavallo, si diresse verso il palazzo della Foresteria dove, dalle finestre, tenne un discorso alla folla sottostante. 

Garibaldi a Napoli

Venne ricevuto dal ministro dell’Interno del Regno delle due Sicilie Liborio Romano mentre reparti militari borbonici – senza opporre alcuna resistenza – gli presentavano persino le armi. Garibaldi governò Napoli da Dittatore per circa due mesi sperimentando, tra l’altro, alcune riforme sociali, libera educazione ed anche costruzioni ferroviarie.

Garibaldi a Napoli 1 definitivo

Dopo la vittoriosa battaglia campale  del Volturno avvenuta tra il 26 settembre ed il 2 ottobre 1860, considerata una delle più importanti e decisive del Risorgimento perchè fu l’ultimo tentativo delle truppe borboniche di fermare l’Esercito Meridionale guidato da Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso di Cavour -visto scosso il prestigio della Monarchia dal compimento dell’Unità  ad opera soltanto delle truppe garibaldine – inviò l’Esercito Regio nelle  Marche e in Umbria ( che erano ancora sotto il potere del papa ) per annetterle manu militari al Regno di Sardegna e per impedire anche e sopratutto che Garibaldi arrivasse fino a Roma.CAVOUR definitivo

Da ricordare la sconfitta degli zuavi pontifici nella battaglia di Castelfidardo a seguito della quale le truppe papali  superstiti si trincerarono nella piazzaforte di Ancona dove furono poi sconfitte dall’esercito sardo dopo un assedio che ebbe luogo tra il 24 ed il 29 Settembre 1860.Castelfidardo

Monumento delle Marche

Il 14 Settembre 1860 le truppe piemontesi del Generale Gerbaix De Sonnaz entrarono in Perugia sconfiggendo le forze papaline asserragliate all’interno della Rocca Paolina; il 17 Settembre le truppe con a capo il Generale Filippo Brignone liberarono Spoleto dopo un violento cannoneggiamento e successivo assalto della Rocca Albornoziana.

Liberazione rocca albornoziana a spoleto

Assalto alla Rocca di Spoleto definitivo

Spoleto

Il 20 Settembre Terni vedrà entrare in città, attraverso la Porta Spoletina, le truppe piemontesi del Generale Filippo Brignone costituite dai Granatieri di Lombardia, dai Cavalleggeri del Regg.to Nizza e dai Bersaglieri del 9°Battaglione che vi rimasero fino all’anno dopo in quanto Terni divenne sede del comando della XV Divisione.Terni

Filippo Brignone

Bersaglieri

Il 3 Ottobre Vittorio Emanuele II entrò in Abruzzo alla testa delle truppe sarde per poi dirigersi verso Napoli; il 26 Ottobre incontrò Giuseppe Garibaldi  a Teano che lo salutò re d’Italia e tale episodio – divenuto simbolicamente la consegna al re dei territori conquistati – sancì storicamente la conclusione dell’Impresa dei Mille.TEANO

Bicentenario GaribaldiI  I giorni  successivi per Garibaldi furono tristi e segnati dall’amarezza perchè i suoi uomini vennero più volte offesi da ufficiali dell’esercito piemontese ed anche perchè la sua richiesta di essere nominato Primo Governatore del vecchio Regno di Napoli non venne accolta al pari di quella relativa al pieno inserimento dei suoi volontari nell’esercito regolare. 

Oltre a questo il 6 Novembre a Caserta Garibaldi aspettò invano che il re intervenisse alla parata d’addio e passasse in rassegna i garibaldini che lo aspettavano schierati; il re, contrariamente a quanto promesso, non si presentò. Sempre in quella occasione Luigi Farini che Cavour aveva nominato Luogotenente generale delle provincie napoletane – sollevato peraltro da tale incarico qualche mese dopo con il principe Eugenio di Carignano,vietò l’esecuzione dell’ Inno di GaribaldiInno di Garibaldi bis

Due giorni dopo nella grande sala del palazzo reale di Napoli, alla presenza dei pro-dittatori, dei ministri e dei grandi poteri dello Stato, G.Garibaldi aveva rassegnato i suoi poteri da Dittatore e firmato l’atto con cui donava il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II. La storica Impresa era terminata, era ormai pronto e deciso a partire; voleva tornare a Caprera per trovare quella pace e quella serenità che non trovava in mezzo ai tanti che aveva beneficiato.

In giornata aveva visitato i feriti di tante battaglie e nel suo saluto d’addio ai compagni d’arme si era rivolto a loro con grande affetto esprimendo tutta la sua commossa gratitudine per il modo in cui avevano compiuto la penultima tappa del Risorgimento nostro con l’invito a tenersi disponibili e sempre pronti per le future battaglie per dare l’ultima scossa, l’ultimo colpo alla crollante tirannide.

Ai soldati della libertà italiana, tra l’altro, disse solennemente queste parole: Che ritornino alle loro case quelli soltanto chiamati da doveri imperiosi di famiglia e coloro che, gloriosamente mutilati, hanno meritato la gratitudine della Patria. Essi la serviranno ancora nei loro focolari col consiglio e con l’aspetto delle nobili cicatrici che decorano la loro maschia fronte di venti anni; all’infuori di questi gli altri restino a custodire le gloriose bandiere.Festeggiamenti Pro Società Garibaldini Milano bisIl Il 9 Novembre 1860, di buon mattino, rifiutando onorificenze e donazioni cospicue da parte del re, ricco soltanto di un sacco di sarmenti, fagioli e un pò di semi per il suo orto, Garibaldi si imbarcò sulla nave Wascington che lo avrebbe portato alla solitaria povertà di Caprera, l’isola che aveva comprato ( inizialmente per metà ) nel 1854 e che fu, per oltre venti anni, la sua ultima dimora. Primo centenario nascita Garibaldi

Con lui c’era anche il figlio Menotti e i fedelissimi Giovanni Froscianti, G. Battista Basso, Luigi Gusmaroli, Luigi Coltelletti e Pietro Stagnetti che lo aiuteranno poi  nella conduzione e gestione della sua modesta azienda agricola.Menotti

Froscianti

Spedizione 25 bis

Nel 1862, all’indomani della Spedizione dei Mille, Alessandro Pavia – patriota e fotografo milanese con negozio a Genova – ebbe l’idea di fotografare tutti i partecipanti all’Impresa sbarcati a Marsala per farne poi un album.

Alessandro Pavia

Dopo cinque anni riuscì a realizzare L’Album dei Mille con circa 850 ritratti i cui primi due esemplari vennero regalati uno al re Vittorio Emanuele II di Savoia e l’altro a Giuseppe Garibaldi, a cui il progetto era dedicato.

I ritratti erano realizzati con la tecnica della carte de visite, un tipo di immagine brevettata nel 1854 da André Adolphe Eugène Disderi, fotografo francese con negozio a Parigi; con questa tecnica si potevano realizzare otto clichè sulla stessa lastra di vetro creando piccole immagini (5,2 cm X 8,7 cm) che poi si incollavano su cartoncini grandi come biglietti da visita.

A39_big Regno d’Italia 6 aprile 1932 – 50º anniversario della morte di Giuseppe Garibaldi

Vittorio Emanuele II

           Italia 2 giugno 2011 – Protagonisti dell’unità d’Italia, Vittorio Emanuele II

Sospensione delle attività in presenza

Con grande rammarico comunichiamo che a seguito dell’Ordinanza della Presidente della G.R. n. 68 del 23 Ottobre 2020 e delle successive Disposizioni del DPCM del 24 Ottobre 2020 siamo costretti a sospendere tutte le attività in presenza del nostro Circolo Filatelico – Numismatico almeno fino al 24 Novembre p.v.

In conseguenza di quanto sopra l’Assemblea ordinaria dei soci già prevista per Sabato 31 Ottobre è rimandata a data da destinarsi.

Sarà nostra cura informarvi tempestivamente non appena ci saranno nuove comunicazioni da parte delle Autorità competenti.

120° anniversario dell’Opera Lirica Tosca, capolavoro di Giacomo Puccini

Quando il drammaturgo francese Victorien Sardou , buon autore di testi teatrali, inizia a scrivere la Tosca, originariamente pensata per essere interpretata da Sarah Bernardt – soprannominata La divina – e a tutt’oggi considerata una delle più grandi attrici teatrali del XIX secolo, mai avrebbe immaginato che negli  anni a venire avrebbe avuto fama e gloria perenne.

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Tosca: manifesto realizzato da Leopoldo  Metlicovitz

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Sarah Bernardt nei francobolli di Francia ( 1945 ) e Monaco ( 1994 )

V. Sardou

V. Sardou: Cartolina postale francese dei primi anni del Novecento-edit. Les Annales politiques et littèraires, non viaggiata

La storia è nota: la Tosca di Sardou venne rappresentata al Teatro dei Filodrammatici di Milano nel 1889 e Giacomo Puccini ne fu profondamente colpito tant’è che chiese a Giulio Ricordi, probabilmente il più importante editore musicale dell’epoca, di contattare il drammaturgo francese per i diritti a musicarla.

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Tosca: cartolina postale viaggiata  il 5 Aprile 1903 da Chieti  per Benevento – edit. Alterocca Terni 

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                            Giacomo Puccini nei francobolli italiani: 2004, 1974, 2008

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Cartolina postale viaggiata in Trieste nei primi anni del Novecento – edit. Alterocca Terni 

Dopo diverse controversie e discussioni l’accordo con Victorien Sardou fu fatto; a quel punto Ricordi affidò a Giacomo Puccini, riconosciuto universalmente come uno dei maggiori e più importanti operisti della storia musicale,  l’incarico di musicare Tosca trasformandola nella famosissima opera lirica che tutti noi conosciamo.

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Cartolina postale con Annullo sul dorso F.D.C. Viareggio 8/8/1974, Onoranze a Giacomo Puccini

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Tosca: Cartolina Maximum 14 Gennaio 2000 dedicata al centenario della 1^rappresentazione

Il musicista si mise immediatamente al lavoro insieme ai librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa che dal dramma di Sardou trassero il libretto per l’omonima opera lirica in tre atti.  Nell’ottobre 1899 l’opera fu completata e il 14 gennaio 1900 venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma ( Teatro dell’Opera ).

Teatro dell'Opera di Roma

Cartolina postale dedicata al Teatro dell’Opera di Roma, non viaggiata

I principali protagonisti furono: il soprano Hariclea Darclée interpretò la celebre cantante Tosca, il tenore Emilio De Marchi fu il pittore Cavaradossi ed il baritono Eugenio Giraldoni ebbe il ruolo del Capo della polizia Scarpia.

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Hariclea Darcleèè e Puccini  – Cartolina postale viaggiata il 21/10/1904 da Torino a Firenze – Soc. edit. Cartoline Torino

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Hariclea Darcleè: Intero Postale rumeno del 1961, non viaggiato

Numerose personalità erano presenti alla prima, tra gli altri, il presidente del Consiglio Luigi Pelloux e la regina Margherita di Savoia. L’opera ottenne un grande successo ed in pochi anni venne rappresentata in tutto il mondo ed una grande cantante che la fece  conoscere ed amare sopratutto in Sudamerica fu la soprano Livia Berlendi.

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Livia Berlendi: cartolina postale viaggiata il 21 Dicembre 1904 da Milano a Trieste – foto Varischi e Artico – Giulio Ricordi edit. Milano

Tosca è certamente l’opera più drammatica di Puccini: è una storia  d’amore e di morte. E’ambientata a Roma nel 1800 in una atmosfera di cupo dominio poliziesco e clericale, permeata dall’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia e dalla caduta della prima Repubblica giacobina Romana con il conseguente ripristino dello Stato Pontificio.

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Giacomo Puccini e Tosca nei francobollli di San Marino ( 1999 ) e Uruguay ( 2000 )

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Tosca, atto II, cartolina postale viaggiata per Chieti nei primi anni del Novecento, edit. Alterocca Terni 

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Tosca, romanza Vissi d’arte, cartolina privata con Annullo delle Poste di San Marino del 26.04.2008 in Terni ( sul dorso )

Indimenticabili, commoventi  e di toccante intensità le romanze Vissi d’arte (2°atto) insieme all’altra del terzo atto E lucevan le stelle  interpretate da grandi soprano, tenori e baritoni.

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Tosca, romanza E Lucevan le stelle, cartolina privatacon Annullo delle Poste di San Marino del 26.04.2008  in Terni

Tra i grandi interpreti di Tosca vanno ricordati  Maria Callas, Renata Tebaldi, Beniamino Gigli, Tito Gobbi, Luciano Pavarotti,  Plàcido Domingo, Katia Ricciarelli  e Josè Carreras.

Beniamino Gigli

Beniamino Gigli: cartolina postale viaggiata il 16 Aprile 1959 da Recanati a Palermo – Fototipia Berretta, Terni

 

Tebaldi

G. Heinisch: Renata TebaldiVioletta in La Traviata, cartolina postale degli anni novanta del Novecento, non viaggiata

i tre tenori bis

Guinea Bissau 2011: i tre tenori, foglietto emesso per il 70° della nascita di Placido Domingo

Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti mentre si prepara per entrare in scena. Opera: Rigoletto di Giuseppe Verdi. Annullo postale al dorso Modena 6/9/2010 per il 3°anniversario della scomparsa del Maestro, non viaggiata. A cura del Circolo filatelico Tassoni di Modena

Luciano Pavarotti

Cartolina Maximum, Roma 24/10/2009, dedicata al grande Luciano Pavarotti; la frase di cui sopra è comparsa in lingua inglese ed in italiano sul sito ufficiale di Luciano Pavarotti il 6 Settembre 2007, giorno della sua morte.

 

Alla prossima e statemi bene!!!!!

 

Pamięci Fryderyka Chopina – In Memoria di Frèdèric Chopin

Il grande compositore e pianista polacco naturalizzato francese era nato a Zelazowa Wola il 22 Febbraio del 1810 da padre francese e madre polacca, entrambi insegnanti: lui di francese al Liceo di Varsavia, lei impartiva lezioni di pianoforte.

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Cartolina postale francese, Parigi  10 Novembre 1956, F.D.C. non viaggiata

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Intero Postale polacco con annullo  Varsavia 2 Ottobre 1980 e immagine della sua casa a Zelazowa Wola

Il giovane Fryderyk Franciszek ( questo il suo nome in polacco che risulta nel registro parrocchiale dei battesimi del piccolo paese natìo ), fin da ragazzo ebbe una salute cagionevole e soffrì molto di una tosse continua che lo porterà alla morte per tubercolosi polmonare.

Dopo aver studiato  pianoforte con il musicista boemo Vojtĕch Živný, approfondì gli studi di composizione con Józef Elsner, direttore del Teatro Nazionale di Varsavia nonchè buon compositore, musicologo e teorico della musica polacca.

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Intero Postale polacco del 1974 dedicato a  Józef Elsner

Era ancora molto giovane ( aveva circa venti anni ) quando lasciò la Polonia per non ritornarvi mai più trasferendosi nel 1831  a Parigi  dove l’ambiente intellettuale e musicale lo accolse con grande amicizia e stima reciproca.

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Lettera raccomandata 19 Gennaio 1952 da Varsavia a Camp Hill, Pa, Stati Uniti; nei francobolli sono raffifgurati F. Chopin e Stanislaw  Moniuszko

Fece vita riservata e virtuosa scrivendo magnifica musica che ebbe un notevole successo nei salotti aristocratici che frequentava insegnando pianoforte e che lo fecero rapidamente diventare un grande pianista e compositore.

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Cartolina maximum  Città del Vaticano 20 Settembre 2010 dedicata al bicentenario di Chopin e Schumann

Conobbe molti musicisti ed artisti tra i quali Franz Listz, Vincenzo Bellini, Hector Berlioz, Gioacchino Rossini, Eugène Delacroix, Honoré de Balzac, Heinrich Heine e Adam Mickiewicz.

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Polonia, 25 Ottobre 1956 F.D.C. – nel foglietto sono raffigurati F. Chopin e Franz Liszt

Nel 1838 conosce la scrittrice francese George Sand di cui si innamora perdutamente; con lei ebbe un forte rapporto d’amore che ben presto, però, si incrinò divenendo molto difficile e caotico fino ad interrompersi definitivamente nel 1847.

       George-Sand-1804-1876  1957, G. Sand   Dal libretto Patrimonio della Francia, casa di George Sand

Frederic Chopin scrisse pagine meravigliose di musica per pianoforte solista: come non ricordare le polonaise e gli appassionati Notturni!!

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Lionello Balestrieri: Chopin compone I Preludi, cartolina postale francese degli anni venti del Novecento, I.Lapina edit. Parigi, non viaggiata

Anche la musica popolare, con le  mazurche ebbe notevole influenza sul suo stile compositivo; meno conosciuti ed ascoltati i due concerti per pianoforte ed orchestra e diverse romanze per pianoforte.

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Intero Postale Polacco del 1963

Dopo essersi separato con George Sand cadde in una forte depressione che, nel breve tempo, insieme alle sue cattive condizioni di salute dovute alla tubercolosi, lo porterà alla morte  il 17 ottobre del 1849 assistito fino all’ultimo dai suoi amici più cari e dalla sorella Ludwika.

Venne sepolto a Parigi nel cimitero di Père Lachaise, lontano dalla sua amatissima Polonia; il suo cuore è conservato a Varsavia  nella chiesa di Santa Croce.

Tomba di Chopin

Cartolina postale francese non viaggiata, tomba di Chopin al cimitero di Père Lachaise

Dal 1927 viene organizzato in Polonia il Concorso pianistico internazionale Frèdèric Chopin, tra i più prestigiosi al mondo.

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Polonia 8 Novembre 1954, F.D.C. – 5° Concorso  di pianoforte  Frèdèric Chopin

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Libretto filatelico per il 5° Concorso pianistico internazionale Fryderyk Chopin con Annullo  Varsavia 17 Marzo 1955 ( il ritratto di Chopin nell’ovale è di Eugène Delacroix  inciso da Czesław Słania, famoso incisore polacco di francobolli e banconote ) 

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Alla prossima e statemi bene!!

E mi raccomando: STATE A CASA!!

SOSPENSIONE TEMPORANEA DI TUTTE LE ATTIVITÀ

In osservanza delle recenti disposizioni in merito alle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, la sede del Circolo rimarrà chiusa e gli incontri sospesi fino a nuova comunicazione.

Inoltre il tradizionale Convegno Filatelico, che si svolge ogni anno in primavera, quest’anno è annullato. 

L’UNESCO in Italia: Toscana

L’U.N.E.S.C.O. ( United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization ) è stato fondato a Parigi nel 1945 allo scopo di contribuire alla pace e alla sicurezza promuovendo la collaborazione nel campo dell’educazione, della scienza e della cultura.

Unesco1

Per quanto riguarda i siti Patrimonio dell’Umanità censiti dall’Unesco, l’Italia ne conta ben 55 nella lista del 2019; dalla mia completa collezione dedicata all’Italia mi piace presentare oggi la parte riguardante la TOSCANA che conta ben 7 luoghi dichiarati patrimonio dell’Umanità:

Il Centro storico di Firenze, la piazza del Duomo di Pisa, il Centro storico di San Gimignano, il Centro storico di Siena, il Centro storico di Pienza, il Paesaggio della Val d’Orcia, Ville e Giardini medicei.

 FIRENZE, culla del Rinascimento, possiede un patrimonio di inestimabile valore.

Fontana del Nettuno, a Firenze - 6 febbraio 1992           Basilica di santa Croce, a Firenze - 3 maggio 1995

 

Palazzo Pitti a Firenze - 22 maggio 1950

Come si legge in questa bella cartolina – quasi una valentina –  Firenze è nota anche come la città dei fiori: l’illuminata signoria dei Medici che la resse fino al 1737, trasformò la piccola colonia romana in una città riconosciuta come guida della civiltà.

Palazzo Vecchio

Cartolina postale viaggiata nel 1908 da Firenze a Bassano – P.Giusti & edit.

Poche città possono vantare di aver dato i natali a tanti personaggi illustri a cominciare da Dante; nel periodo rinascimentale furono sopratutto le rinomate botteghe d’arte a forgiare grandi pittori come Giotto, Masaccio, Paolo Uccello e Botticelli, gli architetti   Brunelleschi e Giovan Battista Alberti, gli scultori Donatello, Cellini e Luca della Robbia, oltre agli immensi geni multiformi quali Michelangelo e Leonardo.

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Se piazza del Duomo è il centro spirituale di Firenze, piazza della Signoria, ornata dall’imponente David di Michelangelo (copia) è il cuore civile e politico della citta.

Cattedrale di santa Maria del Fiore - 7 settembre 1996              David, scultura di Michelangelo - 23 marzo 2014

Palazzo della Signoria, a Firenze - 31 ottobre 1946

 

Qui, alla trecentesca loggia dei Lanzi – che insieme al alcune sculture romane incornicia due gruppi marmorei del Gianbologna e il Perseo di Benvenuto Cellini – fa da contrappunto Palazzo Vecchio costruito alla fine del XIII secolo da Arnolfo di Cambio e ristrutturato nella seconda metà del cinquecento dal Vasari che ospitò la residenza di Cosimo I° dei Medici.

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Il Perseo di Cellini22, maggio 1950         il Perseo, opera di Benvenuto Cellini - 3 novembre 2000

Piazzale Michelangelo

Cartolina postale viaggiata nel 1933 in Firenze -Ballerini& Fratini edit.

Firenze è molto nota anche per il suo Maggio Musicale Fiorentino, interpretato ed eseguito da grandi orchestre dove primeggia, se così posso esprimermi, la musica classica con magnifici  concerti, sinfonie ……. e la lirica.

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Cartolina postale (retro) del 1938 viaggiata da Firenze a Narni con targhetta del Maggio Musicale

PISA, incorniciata dai magnifici paesaggi della valle dell’Arno, custodisce uno dei complessi monumentali più straordinari e spettacolari del mondo: il Campo dei Miracoli. Simbolo dei fasti della potenza della città in epoca medievale, il Campo dei Miracoli – la vasta piazza che riunisce il Duomo, il battistero, il campanile ed il camposanto – rappresenta un esempio insuperato di grandiosità, omogeneità ed eleganza architettonica.

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Cartolina postale dei primi anni del Novecento viaggiata da Pisa a Firenze – Alterocca edit.

PISA, la sua Piazza del Duomo rappresenta la perfezione architettonica dello stile Romanico Pisano, un abbinamento di motivi classici, paleocristiani, lombardi ed orientali.

Ricca di storia, cultura ed arte, è probabilmente di origine ligure e divenne importante piazzaforte sotto i romani; la sua potenza marinara sorse di fronte alla minaccia dei saraceni. Nel 1113 i pisani conquistano per breve tempo le Baleari e poi Amalfi; la sua crescente potenza gli permette di commerciare con la Dalmazia, Costantinopoli e con la Francia e la Spagna, rivaleggiando con Genova per poi arrivare a gravi guerre con questa città, con Lucca eFirenze.

Duomo di Pisa - 31 ottobre 1946   Piazza dei miracoli, a Pisa - 30 agosto 2002

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Cartolina postale viaggiata nel 1961 da Pisa a Baschi (Terni)

SIENA: visitare Siena, con le sue strade, i suoi palazzi e le sue antiche tradizioni ancora vivissime, è un pò come fare un passo indietro nel tempo e ritrovarsi a passeggiare in una cittadina medievale. Di fondazione etrusca già alla fine dell’ XI secolo fece prevalere la sua sete di indipendenza dichiarandosi libero comune, mettendo così fine al feudalesimo.

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Cartolina postale viaggiata da Siena a terni nel 1993

Cattedrale di Siena - 21 settembre 1967       duccio

Siena e torre dei Mangia - 26 gennaio 1954  repu3

La realizzazione di capolavori come il Duomo, il battistero, numerose sue chiese, il Palazzo pubblico ecc.., cui collaborarono i massimi artisti dell’epoca, segnò il periodo della sua massima fioritura, interrotta a metà del XIV secolo da una fase di profonda crisi.

Tra le sue manifestazioni più note c’è il Palio. Il Palio di Siena si disputa nella altrettanto celebre Piazza del Campo due volte l’anno: il  2 Luglio si corre in onore della Madonna di Provenzano festa della Visitazione nella forma straordinaria, e il 16 Agosto quello in onore della Madonna Assunta.

639    632    Palio di Siena - 4 maggio 1981

Piazza del Campo a Pisa

Piazza del Campo – Cartolina postale degli anni trenta, n.v.

 

 

 

Auguri di Buon Anno e felicità!!

logo auguri                                                            Vi auguro sogni a non finire
                                             e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno.
                                              Vi auguro di amare ciò che si deve amare
                                            e di dimenticare ciò che si deve dimenticare.
                                                 Vi auguro passioni, vi auguro silenzi.
                                             Vi auguro il canto degli uccelli al risveglio
                                                                e risate di bambini.
                                          Vi auguro di rispettare le differenze degli altri,
                             perché il merito e il valore di ciascuno sono spesso da scoprire.
                   Vi auguro di resistere all’indifferenza,alle virtù negative della nostra epoca.                                                Vi auguro infine di non rinunciare mai alla ricerca,
                                                      all’avventura, alla vita, all’amore,
                                              perché la vita è una magnifica avventura.
                                              Vi auguro soprattutto di essere voi stessi,
                                                               fieri di esserlo e felici,
                                            perché la felicità è il nostro vero destino.

JACQUES BREL Buon anno 1

Cartolina postale austriaca viaggiata il 24 Dicembre 1913 da Chiavari a S. Giulia di Lavagna (GE), B.K.W.I. edit.