Parliamo di Monete 2

Salve amici, con piacere dopo molto tempo, torno a parlare di numismatica per riprendere il discorso sulla storia della moneta, ma questa volta come anticipai già, esclusivamente riferito alla storia di Roma.

Nelle immagini delle monete che seguiranno, ho cercato di mantenere una certa proporzione e dimensione il più possibile vicina alla realtà.

Le monete di Roma antica

Dunque come già dicemmo a carattere generale, in origine e così a Roma, la prima e più importante unità di misura in uso per il baratto fu il pecus = (pecora, agnello) ce ne danno conferma anche alcuni autori antichi come Fausto, che ci narra di una multa per reati di poco conto, calcolata a due pecore, mentre per i reati più gravi, poteva arrivare a dieci buoi.

Il termine pecus con la denominazione pecunia ovvero denaro è giunto poi fino ai nostri giorni.

Successivamente, circa dal VII sec. a.C. a tutto il periodo monarchico (753-509 a.C.) ed anche parte del periodo repubblicano , fino al III secolo a.C., per il commercio, fra le prime forme di pre-monete in uso presso Roma, vi fu l’aes rude, la parola latina aes ( aeris al genitivo) significa bronzo, quindi come baratto, venivano usati pezzi di metallo grezzo di fusione, da pesare in ogni transazione, alcuni con segni di marcatura probabilmente per distinguerli da altri residui di lavorazione.

alcuni ritrovamenti di aes rude

In seguito comparve aes signatum, barra di bronzo ferroso di forma più rigorosamente geometrica con segni sovraimpressi in ambo le facce, fra i primi, il più noto fu il ramo secco stilizzato, di difficile interpretazione.

Questo tipo di monetazione primitiva, come dimostrato dai numerosi ritrovamenti, era circolante prevalentemente nell’Italia centrale.

frammento di ramo secco rinvenuto a Bilatemi presso Gela, datato certamente tra il 560-540 a.C.. Probabilmente giuntovi attraverso il commercio.

lingotti di ramo secco stilizzato

Successivamente sono stati rinvenuti molti altri lingotti, probabilmente tutti realizzati all’epoca su iniziativa di singoli mercanti, con molte altre figure impresse dal produttore, come: aquile, tridenti, cavalli alati, elefanti, maiali, tripodi, ancore, ecc.. così da permettere il loro riconoscimento.

Il loro peso variava da 1,150 a 1,850 Kg. pari circa a 5 libbre romane.

aes signatum con aquila e tridente

Roma produsse anche un aes signatum caratterizzato dall’iscrizione “ROMANOM” cioè (dei Romani).

aes signatum “ROMANOM”

La necessità di pesare il metallo per ogni scambio, creava comunque un’inconveniente non trascurabile.

La monetazione fusa

Con l’avvio del commercio via mare, intorno al (335 a.C.) comparve la prima monetazione standardizzata da parte dello stato, l’aes grave detto anche asse librale, una serie di monete “pesanti” realizzate per fusione.

Il peso dell’asse come detto, inizialmente era pari ad una libbra romana (327,46 gr.), ed aldilà della raffigurazione riportata, avendo un peso costante ed impresso anche sulla moneta, esso era uguale al valore intrinseco.

asse I con al dritto Giano bifronte ed al rovescio prora di nave sormontata da segno verticale indicante 1.

semisse S
triente 0000
quadrante 000
sestante 00
oncia 0

Frazioni dell’asse che era segnato con I (uno), furono il semisse con S (1/2 asse), il triente con quattro globetti (1/3 d’asse), il quadrante con tre globetti (1/4 d’asse), il sestante con due globetti (1/6 d’asse) e l’oncia con un globetto (1/12 d’asse).

Occorre precisare che mentre a Roma, la storia della moneta si evolveva come descritto, nel sud della penisola, a causa della colonizzazione greca la monetazione era già ben più raffinata.

Le emissioni romano-campane

L’apertura al commercio estero ( in particolare Magna Grecia), segnò un’evoluzione in questo senso, quando i romani entrarono in contatto con le civiltà greche del meridione d’Italia, le monete in bronzo non erano più adatte, avendo esse un valore insufficiente per gli scambi commerciali, mentre le città della Magna Grecia utilizzavano monete d’argento.

L’alleanza con i Campani del (326 a.C.) quindi, ebbe il suo effetto quando la zecca (dalla parola araba “sikka”, ovvero “conio”) di Cuma, produsse le prime monete romane in argento, ma di impronta ancora prettamente greca la didracma.

Da qui la denominazione (emissioni romano-campane).

didracma zecca di Neapolis arg, 7,32 gr.
didracma zecca di Neapolis arg. 7,32 gr.

Queste monete sono contemporanee alle emissioni di una serie di colonie e socii, fra cui Cales, Suessa, Teanum Sidicinum, con tipi simili, che fanno ipotizzare l’esistenza di accordi monetari.

Anche se lo stile era palesemente greco, la tipologia era caratteristica delle civiltà italiche, con le figure di: Marte, Minerva, la lupa con i gemelli, Giano. L’ etnico invece, che inizialmente, secondo l’usanza greca era “ROMANO”, presto diventerà “ROMA” secondo le abitudini italiche.

La zecca di Roma

Secondo il giurista Pomponio, nel (289 a.C.) furono stabiliti i “triunviri monetales“, magistrati responsabili alla monetazione e la zecca fu posta sul Campidoglio, vicino al tempio di Giunone Moneta (cioè “ammonitrice”), per questo motivo ancora oggi il denaro lo chiamiamo “moneta”.

Probabilmente così era il Tempio di Giunone Moneta in Campidoglio dove oggi è l’Ara Caeli

La didracma presto venne sostituita quando la zecca dal (221 a.C.) coniò sempre in argento, una moneta più famosa conosciuta col nome vittoriato o quadrigato. Presentava al dritto una testa giovanile di Giano ed al rovescio Giove e la Vittoria su una quadriga, da cui il nome.

quadrigato argento 5,57 gr.

Quest’ultima non raggiunse una grossa diffusione, fu impiegata quasi esclusivamente nel commercio con i greci dell’Italia meridionale e le campagne galliche.

Coniazione di monete a martello

La moneta d’argento di riferimento dell’economia romana fu per circa 400 anni però, il denario, battuto per la prima volta a Roma intorno al (211 a.C.); il termine derivante da “deni”, ossia “per dieci” (assi di bronzo), identificato con il numero romano X pesava 4,55 gr.

denario arg. 4,55 gr.

Le prime monete raffiguravano da un lato la testa di Roma con elmo alato e dall’altro i Dioscuri a cavallo con la scritta ROMA.

In seguito le immagini utilizzate furono prevalentemente quelle di vecchie glorie famigliari dei magistrati, sovraintendenti alla coniazione.

L’affermazione del “denario” accompagnò le azioni militari romane al punto da divenire quasi l’unica moneta circolante nel Mediterraneo. Anche lo stipendio militare era pagato in monete d’argento. Commercianti greci, romani e italici compravano e vendevano a suon di “denari” e resterà alla base della monetazione romana fino al III sec. d.C. quando fu sostituito dall’antoniniano, e la sua fama è testimoniata dal termine “denaro” che tuttora noi utilizziamo.

antoniniano lega di rame e argento da 3,5 a 5 gr.

Il denario aveva come sottomultipli: il quinario (1/2 denario) identificato dal numero romano V ed il sesterzio (1/4 denario) identificato dalla marca IIS ed in seguito HS.

sesterzio argento circa 1 grammo

Il sesterzio, fino al III sec. d.C. probabilmente fu la moneta più diffusa nel mondo romano, durante il periodo Repubblicano venne coniato sporadicamente sotto forma di piccola moneta d’argento, e fu solo dopo la riforma di Augusto nel (23 a.C.) che conobbe una maggiore diffusione.

Divenne una moneta di grande formato, non più in argento ma in oricalco, una lega (90% rame, 10% zinco). Cambiarono anche le dimensioni, con un diametro di 32-34 mm., uno spessore di 4 mm. ed un peso di 25-28 grammi.

sesterzio di Nerone oricalco 27 gr.

Era divenuto oramai per antonomasia, “la moneta romana”, poiché il suo valore, equivalente a (circa 2 euro di oggi) era abbastanza basso per non aver bisogno di sottomultipli , ma anche abbastanza alto da essere comodo nelle valutazioni dei cambi.

La monetazione durante le guerre civili

Negli ultimi anni della Repubblica romana, immediatamente precedente alla nascita del “principato”, detto anche periodo delle guerre civili, le monete venivano emesse a nome dei generali che si combattevano tra loro in virtù del loro “imperium”.

Si tratta quindi delle monete di: Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labieno, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio ed Ottaviano, da soli o con altre persone.

Le monete coniate in questi anni rispecchiano così l’andamento della lotta politica e delle guerre in corso. I loro contenuti propagandistici risultano accentuati e per le prime volte vi sono rappresentate anche le persone viventi.

C’è da notare che queste monete rimasero in circolazione per circa 200 anni a causa della carenza di metallo prezioso.

denario di Cesare (testa laureata e cometa a 8 raggi DIVVS IULIV[S]

Le monete come strumento di economia e propaganda

Il valore delle monete romane, come d’altronde di tutte le monete antiche, era dato a differenza di oggi, dal loro valore intrinseco, cioè il valore del metallo con il quale erano realizzate.

Ovviamente non tutte le monete in circolazione erano in metallo prezioso, ciò per avere anche dei valori utilizzabili per uso quotidiano.

Nel I secolo d. C. , ad esempio, con un asse si poteva acquistare mezza libra di pane.

asse di Claudio

Oltre al riflesso economico le monete ebbero anche un ruolo fondamentale nel diffondere nella società romana idee e messaggi in esse riportati.

Le immagini dei primi denari consistevano di solito nel busto di Roma sul dritto e di una divinità alla guida di una biga o di una quadriga al rovescio. Il nome del “magistrato monetario” non appariva, anche se a volte presentavano lettere o simboli di identificazione, ma ben presto si arrivò a rappresentare scene della storia famigliare dei monetari: ad esempio, Sesto Pompeio Fostulo, rappresentò il suo avo Fostulo, che assisteva Romolo e Remo allattati dalla lupa. Questi casi sempre più ampi e frequenti, divennero strumento di promozione delle classi in lotta per il governo della Repubblica. Un passo in avanti nell’uso delle immagini utilizzate si ebbe con l’emissione di Giulio Cesare che riportavano il suo ritratto.

Con quest’ultime, termina la fase della monetazione anonima o legata alla famiglia dei magistrati monetari, per iniziare l’emissione di monete legate alla figura reggente il governo di Roma.

Questa impostazione venne adottata anche nel periodo imperiale progressivamente associata a quella delle divinità, come durante la campagna contro Pompeo, nella quale Cesare emise monete con immagini di Venere ed Enea, con l’obbiettivo di divulgare l’ipotesi di una sua discendenza divina.

Ancora in maniera più spinta fece Commodo facendosi raffigurare vestito con pelle di leone e proclamandosi come reincarnazione di Ercole.

Quindi le monete si dimostrarono così un nuovo e straordinario strumento di propaganda, mentre il dritto continuava a riportare l’immagine dell’imperatore, la progressiva diversificazione del rovescio era usata anche in concomitanza di eventi bellici, per sottolineare sia l’occupazione, la liberazione o la pacificazione di un territorio.

sesterzio 192 d.C.

Commodo con pelle di leone e rovescio con clava e scritta HERCUL ROMANO AUGU

Alcune di queste iscrizioni a volte erano anche estremamente di parte, come nel 244 quando si annunciò trionfalmente la pace con la Persia, anche se i romani furono costretti dai persiani, all’esborso di forti somme di denaro per ottenere la fine delle ostilità. Cosa che il popolo naturalmente ignorava.

Le monete d’oro

Prima della conquista della Gallia da parte di Giulio Cesare, con la relativa disponibilità di metallo prezioso delle sue miniere, a Roma le monete in oro apparvero raramente.

Le prime emissioni di monete d’oro vi furono intorno al 286 a.C. in Campania, chiamate statere del peso di 6,82 gr. poi nel 209 a.C. mezzo statere di 3,40 gr., raffiguranti il volto di Giano bifronte.

mezzo statere oro 3,40 gr. Giano e scena di giuramento

L’emissione regolarmente dell’aureo, nel sistema monetario romano, iniziò dal I sec. a.C. fino al IV sec. d.C., quando venne soppiantato dal solido.

Le monete più preziose venivano utilizzate per le transazioni internazionali, quelle di minor valore, invece, per l’economia domestica. La coerenza dell’insieme era assicurata da cambi fissi: 1 aureo = 25 denari = 100 sesterzi = 400 assi.

Lo stato per tutta la durata della Repubblica agì con prudenza e saggezza nella regolazione delle coniazioni (quantità, peso e titolo).

L’aureo era della stessa forma del denario, ma naturalmente più pesante.

Secondo la storia, pare che il primo aureo, di una certa rilevanza, sia stato emesso nel 48 a.C. da Caio Giulio Cesare, che mostrava la testa di Venere. Cesare rese stabile il peso a 1/40 di libbra romana circa 8 gr.

aureo di Cesare oro 8 gr. circa

In quest’epoca e per tutta l’età imperiale , si diffuse l’usanza di recare nel rovescio della moneta, scene di gloria o divine, mantenendo sul dritto l’effige dell’Imperatore o di un suo congiunto.

La produzione di monete d’oro diminuì drasticamente nella parte finale del II secolo, dopo il regno di Marco Aurelio. Durante il III secolo pezzi in oro comparirono anche in frazioni e multipli.

aurei di Marco Aurelio di cui uno in onore della moglie Faustina minore

Nel 309 Costantino I introdusse il solido, di forma poco più grande e sottile, mentre l‘aureo era più piccolo e spesso.

Il solido ebbe poi una larga diffusione soprattutto nell’Impero Romano d’Oriente.

solido di Costantino I oro 4,50 gr. circa

La monetazione imperiale e le riforme.

Il periodo imperiale d’occidente, considerandolo da Giulio Cesare (anche se in realtà fu dittatore, ma non fu mai, ne Imperatore ne Augusto), durò circa cinque secoli. Durante questo periodo si susseguirono al trono di Roma oltre cento Imperatori.

Diverse quindi furono anche le riforme e le controriforme che subì il sistema monetario dell’epoca.

Per ovvi motivi quindi, citeremo di seguito e senza approfondire solo le più significative.

La prima riforma monetaria dell’Impero Romano si ebbe con Augusto, nel 15 a.C. quando il denarius aureus si stabilizzò su 1/42 di libbra. La coniazione delle monete d’oro e d’argento passò sotto il controllo diretto dell’Imperatore, evidenziate dalle lettere “P” e “M” ovvero Procurator Monetae, lasciando ai senatori, il controllo su quelle in bronzo, utilizzate dal popolo e di minore importanza, evidenziate dalle lettere “S” e “C” ovvero Senatus Consulto.

Monete con evidente “S” e “C” di “Senatus Consulto

Successivamente la riforma di Nerone diminuì il peso dell’aureo e del denario, riforma poi annullata da Domiziano che riportò i valori delle monete a quelli augustei.

I vari alleggerimenti nel peso del metallo non modificarono però il potere nominale di scambio, che rimase invariato, così facendo il valore reale delle monete diminuiva rispetto a quello nominale, avviandosi in pratica ad acquisire soprattutto un valore convenzionale attribuito per legge; questo fu il primo clamoroso esempio di svalutazione monetaria, che si sarebbe ripetuto poi molte altre volte nel corso della storia romana, per svariate cause (progressiva svalutazione dell’argento, carestie di guerra, malgoverni, ecc..).

Traiano, a sua volta, tornò al sistema neroniano finché nel 215, con l’Imperatore Caracalla, si ebbe un’altra riforma: venne svalutato l’aureo per contrastare la grande svalutazione del denario, che durante gli imperi precedenti si era ridotto di circa il 50 % di argento.

Aureliano successivamente provvide a riformare l’organizzazione delle zecche situate nelle varie provincie dell’impero.

Con la riforma di Diocleziano del 295, essendo l’Impero diviso su due territori assegnati a due regnanti, fece sì che le monete non rappresentassero più un singolo Imperatore, ma sul dritto ne riportassero l’immagine idealizzata, con un rovescio che tipicamente celebrava la gloria e la potenza di Roma.

Oltre all’antoniniano, che aveva un peso di 3,90 gr. fu introdotta una nuova moneta in bronzo, il follis, con un peso di circa 10 gr..

follis di Costantino I bronzo 10 gr. circa

L’ultima riforma dell’Impero Romano infine fu quella di Costantino I il grande nel 310, che si rifaceva al sistema bimetallico di Augusto.

Come moneta d’oro venne introdotto il solido con un peso di 4,54 gr., mentre come moneta d’argento, la siliqua , di 2,27 gr., inoltre con un valore doppio della “siliqua” fu introdotto il miliarensis che quindi aveva lo stesso peso del “solido”.

Per le monete di bronzo, il nummus di 3 gr. Equivalente ad 1/100 di “siliqua” , sostituì poi il “follis”, ormai fortemente svalutato.

Il sistema monetario di Costantino, salvo piccole correzioni riguardanti le monete di rame, durò quindi fino alla fine dell’Impero Romano d’Occidente.

siliqua arg. 2,27 gr. circa
nummus bronzo 3 gr. circa

Per l’Impero Romano d’Oriente, nel 498 si ebbe la riforma dell’Imperatore Anastasio, che non si differenziò sostanzialmente dalla precedente.

Dopo la fine dell’impero, la zecca di Roma fu gestita dal Papato che proseguì la coniazione, seguendo prima il sistema monetario bizantino ed in seguito quello carolingio, ovvero il sistema monetario istituito da Carlo Magno.

Sperando di non essere stato noioso, auguro buona salute a tutti, e alla prossima...

Parliamo di Monete

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Salve amici del nostro blog, dopo molti interessanti articoli e ricerche fin qui pubblicate, che hanno riguardato soprattutto francobolli e cartoline, volevo introdurre anche l’argomento monete, soprattutto relativamente al periodo della storia romana.

Prima di fare ciò ho creduto però opportuno un richiamo alla storia in assoluto di questi tondelli coniati, che dai tempi dei tempi ancora teniamo nelle nostre tasche.

Le origini

Occorre ricordare che prima del VII secolo a.C. praticamente non esisteva moneta.

Pertanto l’Egitto dei faraoni, gli imperi assiro-babilonesi, gli ittiti, i primi popoli di Creta non conobbero moneta.

Alle origini dell’economia quindi il commercio era rappresentato esclusivamente dal baratto, cioè dallo scambio di beni tra due soggetti; il bene facilmente scambiabile e maggiormente posseduto nell’antichità era il bestiame allevato, in latino pecus “bestiame” “pecora” da cui deriverà il termine pecunia(m) “denaro”. Ben presto però, con la crescita della popolazione e l’estenzione del commercio questa pratica si dimostrava sempre più inadeguata ed inefficiente per scambiare la quantità di beni necessari.

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Gli studiosi oggi sono concordi nel ritenere che la moneta ebbe origine in Asia Minore, nel regno di Lidia (odierna Turchia) e nelle colonie greche della Ionia.

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testa di leone su moneta in oro di Lidia

La fabbricazione

Prima di imparare a coniare le monete, gli antichi le fabbricavano di fusione, cioè colando il metallo liquefatto (bronzo) dentro forme in cui erano stati incisi dei simboli.

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monete realizzate con bronzo fuso

La coniazione sostituì poi la fusione quando aumentò il fabbisogno delle monete da fabbricare e cominciarono ad essere usati metalli più preziosi.

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coniatore di moneta a martello

Le caratteristiche funzionali

Tre sono le caratteristiche funzionali della moneta:

a) Unità di conto – è l’unità di misura dei beni da scambiare, così tutti i beni disponibili   vengono misurati con le stesse unità.

b) Strumento di pagamento con il quale è possibile scambiare i beni in qualsiasi quantità e tempo, ad ogni bene viene attribuito un prezzo in base alle unità di moneta necessarie per acquistarlo.

c) Riserva di valore – la moneta può essere conservata e utilizzata nel tempo senza deteriorarsi.

Il valore intrinseco

In origine il valore della moneta era equivalente al valore del metallo prezioso utilizzato per coniarla, chiamato valore intrinseco. Tale corrispondenza di valore era una garanzia per i commercianti che accettavano con sicurezza il pagamento con monete di metallo prezioso, dato il loro riscontrabile valore.

Il valore estrinseco

Durante il medioevo si comincia a vedere la differenziazione tra valore intrinseco e valore estrinseco, cioè il valore di scambio attribuito alla moneta, detto anche valore nominale. Questo accadde quando gli stati, iniziarono a mescolare metalli non preziosi all’oro e all’argento nelle monete che venivano considerate di pari valore a quelle costituite da solo oro e argento. Molti commercianti non accettavano tali monete poiché erano fortemente legati al valore intrinseco della moneta, un principio di economia reale oggi scomparso.

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Qui vale aprire una parentesi, per un fenomeno di senso contrario che ci riguarda da vicino. Dal 1968 lo Stato Italiano decise di togliere dal corso legale le famose 500 lire, realizzate in argento 825/1000 per 11 gr. di peso, per un fenomeno di tesaurizzazione che si andava diffondendo; poiché il valore nominale, cioè valore estrinseco, risultava minore del valore reale, cioè valore intrinseco. Seguiteranno poi ad essere coniate negli anni per i soli collezionisti.

500largento

la nostra bella moneta da 500 Lire

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La nascita delle banconote

Con il passare del tempo anche le monete presentavano diversi problemi; più gli scambi e la ricchezza dello stato crescevano, maggiore era la necessità di moneta per gli scambi, così l’offerta dei metalli preziosi, che era di difficile controllo. Problemi di sicurezza vi erano nel trasferimento di grandi somme di denaro per il rischio di perdita o di furti ( si pensi per esempio ai viaggi via mare ), nonché elevati costi di trasporto. Per contenere tali problemi sono nate le banconote e con esse, le prime banche.

Le prime banconote hanno origine in Cina nel primo medioevo. Successivamente nel XIV secolo anche in Italia ed in nord Europa.

La prima banconota si chiamava “nota di banco” ed era rilasciata dai neonati banchieri in garanzia dell’oro depositato dal detentore . In pratica chi depositava oro presso le banche riceveva un documento cartaceo che gli garantiva il diritto di ritirare in qualsiasi momento tale quantità di oro.  La nota di banco inoltre poteva essere scambiata liberamente ed era accettata per convenzione secondo il valore nominale indicato su di essa (valore estrinseco ).

nota-di-banco-di-stockholm-1663-001nota del banco di Stoccolma 1663

nota-di-banco-della-fed-001nota della banca degli Stati Uniti d’America 1830

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le variopinte e sofisticate banconote di oggi

A presto, per parlare di monetazione romana.

Le foto del Convegno 2016

Cari amici,                                                                                                                        archiviamo il Convegno 2016, contenti che anche quest’anno ha visto una buona partecipazione di pubblico, come potete vedere dalle foto che seguono:

convegno 2016 - 1convegno 2016 - 2 convegno 2016 - 5 convegno 2016 - 4Arrivederci al prossimo anno!!

 

 

 

 

Valentine’s day 2016

Salve amici,                                                                                                                    anche se tormentata dal maltempo e non solo… questa festa di San Valentino 2016 è passata in archivio. Bello è il francobollo emesso per la ricorrenza, riprendente la vetrata policroma posta sulla finestra anteriore della Basilica. Ricca era anche l’offerta, come potete vedere, di cartoline, folder, ecc.. approntate per l’occasione da Poste Italiane e dal nostro Circolo filatelico insieme all’Associazione culturale Interamna, per apporre il francobollo e l’annullo Giorno di emissione.

Cartolina1                             Cartolina presentazione del francobollo di Poste Italiane

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Cartoline a cura del Circolo filatelico e dell’Associazione Interamna

Cartolina4     Cartolina2

dal dipinto di Giulietta Bolli                                           foto di Giorgio Passagrilli

Cartolina3

dal dipinto di Romina Bedini

 

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folder2folde3

Folder dell’ Associazione culturale Interamna a tiratura limitata 250 copie

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Un saluto ed un ringraziamento a tutti gli amici che ci seguono.

 

 

Un umbro di Amelia nella vicenda di Colombo

Così titolava un articolo di Carlo Alberto Berioli sulla Tribuna del collezionista n°190 del Giugno 1992, che durante lo sgombero della vecchia sede del  nostro Circolo, incuriositomi, avevo trattenuto fra le riviste da buttare. Anche se la cosa non è una novità, è sicuramente sconosciuta ai più e per questo, avendo poi approfondito la notizia, ho creduto opportuno ricordarlo agli amici qui nel nostro sito, a riprova se ancora ce ne fosse bisogno, che anche dalla curiosità filatelica si può arricchire sempre la nostra cultura.

 

La storia da descrivere,  è piuttosto ampia e ricca di contenuti interessanti, quindi cercherò di riassumerla all’essenziale.

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Ritratto di Mons. Alessandro Geraldini

Il personaggio umbro in questione è Mons. Alessandro Geraldini (…dal cognome della madre discendente da illustre famiglia, forse  preferito a quello del padre Bussitani ), un personaggio di cui poco si è sempre parlato. Nacque ad Amelia  nel 1455 dove iniziò gli studi insieme al fratellastro Antonio, sotto la guida di un noto letterato del tempo, tale Grifone Amerino.  

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   Amelia Porta Romana cartolina anni ‘30

La storia dell’antichissima famiglia Geraldini, che non stò qui a raccontare è anch’essa molto interessante. Il ramo della famiglia che si stabilì ad Amelia nel medioevo, diede i natali ad almeno tre grandi personaggi i quali, come legati pontifici principalmente presso la Corte di Spagna, dominarono la scena diplomatica europea per tutta la prima metà del XV secolo.

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Stemma della Famiglia Geraldini sul palazzo di Amelia

 L’opera diplomatica portata avanti con grande onore per molti anni da Angelo Geraldini, personaggio di grande cultura, (…a soli 22 anni fu incoronato Poeta Laureato alla Corte d’Aragona) , fu proseguita dai nipoti da lui introdotti nella diplomazia reale: Antonio, che morì improvvisamente a 40 anni, ed  Alessandro, che quindi ereditò tutte le vicende in corso presso Isabella di Castiglia, di cui fu anche il personale confessore ed educatore delle sue quattro figlie (…diventeranno in seguito tutte regine).

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Isabella di Castiglia in una serie di francobolli delle Poste di Spagna

Mons. Geraldini quindi, come i suoi predecessori  possedeva grande cultura, sia classica che scientifica: fu anche egli poeta,scrittore,studioso di cosmografia e avvocato.Cristoforo Colombo, già amico di Antonio, strinse presto una forte amicizia con Alessandro, che ne divenne protettore , per vedere realizzata la sua impresa marinara di …Buscar el levante por el poniente.

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Geraldini, convinto sostenitore del progetto di Colombo, lo difese caparbiamente, dai Vescovi e dagli “studiosi”, riuniti presso la Giunta di Santa Fé,  in una memorabile arringa, in cui rischiò persino di essere accusato di eresia , e alla fine risultò trionfatore.

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Luis de Santangel, amministratore di corte , chiese quindi a Colombo di quale somma di denaro e di quante navi avesse avuto bisogno per un viaggio in mare così lungo, e Colombo rispose: ..tremila scudi d’oro e due navi, che divennero poi tre, necessarie  per  intraprendere la spedizione nel grande oceano. Per gli studiosi l’impresa ebbe un costo abbastanza modesto, al valore di oggi, fra 30.000 e 60.000 Euro.

Determinante fu quindi l’opera del Geraldini, altrimenti l’avventurosa iniziativa di Cristobal Colon, come era chiamato Colombo in lingua spagnola, più volte prospettata ai reali Ferdinando II e Isabella di Spagna, non sarebbe mai giunta a compimento.

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Foglietto con firma di Colombo e mappa del viaggio, emesso dall’Isola di Guernsey

Le tre caravelle, con l’Ammiraglio al comando della Santa Maria ed i due fratelli spagnoli Alonso e Yanes  Pinzòn, al comando della Pinta e la Nina, salparono dal porto di Palos della Frontera il 3 Agosto 1492 con un equipaggio di circa 100 uomini, verso ignota destinazione.

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Porto di Palos

Colombo, per questo fu molto riconoscente ad Alessandro, tanto che volle nominare un’isola del nuovo mondo “Graziosa” come il nome della amatissima madre di quest’ultimo.

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Il Geraldini, su sua espressa richiesta, venne nominato dal papa Leone X, con bolla del 23 Novembre 1516, vescovo dell’isola di Hispaniola (l’attuale Santo Domingo), primo vescovo americano della storia.

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Per vari obblighi diplomatici, che volle portare a termine qui in Europa, potè imbarcarsi solo il 4 Agosto 1519 da Càdiz; arriverà a Santo Domingo solo nel Febbraio dell’anno successivo, dopo circa 200 giorni di viaggio, toccando le isole Canarie  prima, e navigando poi lungo la costa occidentale dell’Africa, quindi verso le Antille, dove sostò due giorni nell’isola che Colombo nominò in onore di sua madre. Qui dando sfogo al suo animo poetico, compose sette distici latini; questi versi furono il primo vagito della poesia latina nelle Americhe.

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Antica carta dell’Africa

Nel 1520 arrivò quindi a Santo Domingo dopo questo viaggio che volle più lungo del normale, così da permettergli di scendere più volte a terra e di avere contatti con indigeni dell’Africa e del nuovo mondo.

Il misero stato in cui trovò la chiesa al suo arrivo: una capanna tenuta insieme da tronchi, tavole, frasche e fango, lo colpì molto.

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Cattedrale di Santo Domingo

Iniziò negli anni successivi la costruzione della nuova Cattedrale, anche se non la vide mai ultimata, ed iniziò anche la costruzione di un ospedale, che chiamò “Domicilium” e ricovero di infelici, in collaborazione con i governanti della Comunità Locale.

Il vescovo Alessandro trascorse gli ultimi anni della sua vita sofferente dagli acciacchi di un’età ormai avanzata, con un clima ed un cibo che non gli furono mai congeniali. Morì in grande fama di Santità il giorno 8 Marzo dell’anno 1524 e fu sepolto nella Cattedrale da lui voluta.

La sua tomba, dalle linee classiche e sobrie, contrasta con lo stile e la mole ingombrante del monumento sepolcrale di Cristoforo Colombo posto lì accanto.

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Tomba di Cristoforo Colombo a Santo Domingo

Alessandro Geraldini scrisse le memorie del suo lungo viaggio e le sue esperienze in una grande opera in latino “ITINERARIUM ad regiones sub aequinoctiali ” pubblicata per la prima volta dopo oltre cento anni dalla sua morte nel 1631; se ne conoscono oggi solo due esemplari.

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Copertina dell’ ITINERARIUM  1991

 Un encomiabile discendente dell’antica famiglia Geraldini, anche lui di nome Alessandro, ha curato, traducendo dal latino, una nuova edizione dell’Itinerarium nel 1991, proprio in occasione della ricorrenza del V centenario della scoperta dell’ America.

 

Una curiosa Profezìa.

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Una curiosa Profezìa.

In questi giorni, dopo le clamorose ed inattese dimissioni di Papa Benedetto XVI, l’interesse mondiale per l’eccezionale avvenimento, ha portato a Roma gli inviati da tutto il mondo e con loro centinaia di migliaia di turisti arriveranno fino all’elezione del nuovo Papa. Si è pertanto risvegliato, come era prevedibile, anche un notevole interesse per le emissioni filateliche legate al Papa Emerito.
A proposito di ciò appare come una profezìa il francobollo emesso nel 2010 dalle Poste Italiane in occasione dell’anno giubilare Celestiniano, che in questi giorni, riproposto in vendita presso l’ufficio distaccato in prossimità di San Pietro è stato richiestissimo.

Un Album d’altri tempi

Le collezioni filateliche tematiche, come dice anche l’ amico Vairo, sono sicuramente fra le più belle e danno molta soddisfazione poiché per realizzarle occorre sempre grande passione e  impegno.

Per l’Album dove sistemarle, ad esempio, o ne acquistiamo uno e lo personalizziamo, oppure ce lo autocostruiamo completamente da soli; alcuni nostri amici come sappiamo, con grande passione e con i mezzi oggi a disposizione ( computer, stampanti a colori, ecc..) riescono a realizzare dei veri e propri capolavori di grafica e contenuti.

Con questo Post invece volevo pubblicare alcune pagine di un grazioso esempio d’altri tempi dedicato a navi e velieri.

E’ stato realizzato in Germania nei primi anni ’70, tutto naturalmente a mano con bella grafia e soprattutto con fantasia originale e libertà creativa.