ARTE E FRANCOBOLLI

La funzione del francobollo è quella di affrancare la corrispondenza da inoltrare al destinatario attraverso i servizi postali, pubblici o privati. Pertanto la comunicazione grafica, nella sua essenzialità, dovrebbe evidenziare solamente l’autorità emittente ed il costo.

La genesi del francobollo e la sua realizzazione portano invece a scelte grafiche, tecniche, simboliche che danno al piccolo pezzo di carta un valore aggiunto artistico, culturale, storico che va ben oltre il suo semplice atto di nascita e che, per questa ragione, affascina e coinvolge.

Da quanto detto è evidente l’interesse, che condivido con molti di Voi, verso il collezionismo filatelico, non per il gusto di riempire tutte gli spazi di un classificatore, ma per il significato intrinseco che il francobollo trasmette.

Vorrei pertanto trattare qui di seguito di un particolare aspetto dell’arte nei francobolli; non delle  riproduzioni delle opere d’arte, che pure trovo affascinanti per la capacità di riprodurre e divulgare splendidi capolavori universali, ma a trattare di quegli artisti affermati che hanno ceduto al fascino del francobollo ed hanno ideato, o comunque partecipato alla sua “costruzione grafica”

La vignette che appaiono nelle serie degli Antichi Stati, uniformemente alle emissioni europee, rappresentano l’effige del monarca oppure emblema araldico dello Stato.

Le immagini tecnicamente più evolute del periodo ritengo siano le emissioni sarde e lombardo-venete.

Nel 1859 Ferdinando II di Borbone, Re di Napoli,  si rivolse per i quattordici valori destinati alla Sicilia al massimo esponente degli incisori dell’ottocento Tommaso Aloisio JUVARA ( 1809 – 1875) nipote del celebre architetto,Filippo Juvarra.

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 Le vignette eccellono per la qualità dell’incisione e per la perfetta gamma dei colori..

Nell’incidere l’immagine del regnante, lo Juvara eseguì a mano, in un’unica composizione, l’intera tavola di ciascun valore.

Questa emissione, in controcorrente con le considerazione di economicità proprie della società preindustriale, evidenzia il forte legame tra la burocrazia e la cultura artistica di alta classe.

Dobbiamo arrivare al 1906 per trovare un bozzetto ideato da un altro impostante artista, Francesco Paolo MICHETTI (1851 – 1929), per il ritratto di Vittorio Emanuele III.

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L’immagine si richiama ai versi del D’Annunzio (Laudi) di cui il Michetti era amico, in cui si celebra l’arrivo del Re dall’Egeo dove si trovava in crociera al momento della morte del padre Umberto I

“ o Tu che chiamato dalla Morte                                                                                                  venisti dal mare……”

Il disegno è altrettanto simbolico con alle spalle del sovrano un mare in tempesta a simboleggiare l’uccisione del padre, mentre dinanzi, come messaggio augurale, si distende un mare tranquillo.

Lo stesso Gabriele D’ANNUNZIO (1863 – 1928) cedette al fascino di ideare nel 1920 la serie di quattro bozzetti che celebravano l’ingresso a Fiume dei legionari da lui capitanati.

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 I bozzetti sono di Adolfo De Carolis, ma i temi furono sicuramente idati e suggeriti dal poeta che si serviva del De Carolis per fregiare la sua carta da lettere.

Oltre al tema di ciascun francobollo (la spada che taglia il nodo gordiano, l’urna sorretta da fronde di quercia che versa l’acqua, la città martire incoronata di spine, i pugnali dei congiurati), e l’essenzialità dell’impianto, è particolarmente interessante il colore “spento” dei quattro francobolli (verde, carminio, ocra, azzurro) che è allusivo al colore delle divise militari, del sangue, della terra e del mare.

Nel 1923 Giacomo BALLA (1871 – 1958), per il primo anniversario della Marcia su Roma, crea due (uno è ripetuto) dei francobolli più belli della storia postale italiana, forte dell’esperienza di grafico pubblicitario e progettista teatrale.

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 Due gli aspetti innovativi che vorrei evidenziare:

–         La dizione Poste Italiane è sostituita dall’indicazione ITALIA

–         La panoramica su un paesaggio industriale. Il tema è assai raro nel repertorio fascista italiano (completamente ignorato da quello nazista) in quanto entrambi ideologicamente prediligevano propagandare i valori agresti dei due popoli, mentre lo ritroviamo in molti dei più antichi francobolli sovietici.

La serie di cui sopra fu condivisa con Duilio CAMBELLOTTI (1876 – 1960) affermato pittore, incisore, architetto, decoratore, arredatore.cartellonista pubblicitario scultore etc; i due artisti operarono nella più totale indifferenza reciproca e la serie risulta disomogenea.

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Il Cambellotti svolge il tema della “giovinezza” caro alla retorica di regime, basandosi su un repertorio di maniera con tracce evidenti delle sue origini liberty. Anche se l’immagine risulta di sicuro impatto, non regge il confronto con quelle del Balla.

Ai francobolli del Ventennio, ripetitivi e troppo convenzionali, dette una svolta Corrado MEZZANA (1890 – 1952) che ideò le migliori serie emesse dal 1930  al 1942. A questo artista si debbono due delle più importanti ed innovative serie del periodo:                           quella del decennale della marcia su Roma del 1932:

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e quella della proclamazione dell’Impero del 1938.

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Trentasei valori complessivi in cui si ritrovano tutti i temi cari al fascismo ma trattati con originalità e con trovate grafiche che influenzeranno i bozzettisti che si cimenteranno negli anni successivi. Prolifica fu l’attività del Mezzana in questo settore e si debbono a lui le migliori realizzazioni  di bozzetti anche nel periodo repubblicano.Una serie per tutte ce lo fa ricordare; l’Italia al lavoro” del 1950, 19 valori che rappresentano ancora oggi una delle più belle emissioni di francobolli della nostra storia postale.

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Nel periodo repubblicano troviamo due artisti che si sono cimentati nella realizzazione di bozzetti celebrativi di eventi calcistici (sic! o tempora o mores!) :

Aligi SASSU (1912 – 2000) nel 1980 in occasione dei campionati europei di calcio, disegna il bozzetto che si fa notare per l’eleganza, la sobrietà e la dinamicità.

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Renato GUTTUSO (1911 – 1987) celebra nel 1982 la vittoria italiana nei campionati mondiali di calcio.

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 Forte è la suggestione di quelle braccia alzate con in trofeo conquistato, che ripropone la gioia di tutti noi, che abbiamo vissuto quell’evento.

4 thoughts on “ARTE E FRANCOBOLLI

  1. Complimenti Paolo,
    un Post con contenuti culturali e storici molto oltre l’interesse puramente collezionistico.
    Una serie di Post pubblicati, tutti di alto livello, credo che il sito non poteva avviarsi in maniera migliore.

  2. Paolo, ho letto il tuo Post con attenzione e sincero interesse: nel condividere pienamente il taglio dato all’articolo sono rimasto colpito anche dai richiami storico-artistici di quanti si sono cimentati graficamente anche nelle vignette/bozzetti per i francobolli e che tu hai individuato e recensito.
    A proposito di essi, permettimi di evidenziare alcuni francobolli realizzati da altri grandi artisti che a mio modesto giudizio possono essere affiancati degnamente a quelli da te recensiti:
    – Antonino Calcagnadoro (1876-1935): pittore, decoratore e muralista di grande spessore e molto attivo, oltre che a Roma, anche nella natia Rieti, in Umbria e a Terni; nel 1923, su incarico dell’allora ministro delle colonie Luigi Federzoni, realizza francobolli per Oltre Giuba, Libia,Tripolitania, Cirenaica ed Eritrea.
    – Giacomo Manzù ( 1908-1991 ): nel 1987 lo scultore disegna il bozzetto del francobollo per il 50°della morte di Antonio Gramsci;
    – Emilio Greco ( 1913-1995 ): nel 1979, in occasione della 3^ esposizione mondiale delle telecomunicazioni, disegnò le due vignette per i francobolli da 170 e 220 lire.
    Sicuramente altri grandi artisti hanno “segnato” la storia della filatelia con il loro contributo grafico; se troverò il tempo necessario sarebbe bello mettere a punto una collezìone in tal senso.
    Da ultimo GIACOMO BALLA: circa 30 anni orsono, Federico Zeri espresse il suo giudizio sui tre francobolli del 1924:” per sintesi grafica, pregnanza simbolica e per qualità figurativa i bozzetti di Balla sono di gran lunga i migliori prodotti durante gli anni del fascismo”.
    Dire che concordo con te e con quanto affermato da lui è scontato, ma sono veramente belli.
    Da ultimo, su questi francobolli, una curiosità: due di essi, quello da “Lire Una” e l’altro da “Lire Due” non fù mai possibile utilizzarli per affrancare posta diretta al’estero in quanto avevano violato le disposizioni internazionali ( credo dell’U.P.U. ) che stabilivano che gli importi dei francobolli fossero sempre in cifre arabe.
    Perdonami per la lungaggine e bravo davvero.

  3. Caro Paolo, ottimo lavoro. A seguire alcuni personali suggerimenti per il prossimo.
    ” Caro Paolo ” :
    al aut adeidi rerizazale un viziase sallu traqua semisermion id Sardegna è perbusa e miralevomie . Si tratta fattini della iup balle lecolizone che si possa nagriammei ,ottenu notoc della Storia d’Italia :nissionena ,lunnali, raruntaffraca stemi e chi più ne ha più ne matte.
    Am con fartenor eronsipe it odci che is possono giurese deu ipnia id vorola. Li promi stenconsi nell’idarsiffa ella volata cretimocra del Ballabio,narisciore iculna sempei e firmarse li. E’ già un buon lavoro. Arenda trela mi barsen duaru : ho detto a Vairo . ” Tieven a eredev la iam taroccal ” : Samiscu : ho li puternoc gastau :im burgliarcign le ropela .
    Buona domenica ! Alessandro.

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