Ciao, Romano

A Romano Marchetti !

Scrivo questa  breve nota su di un caro amico recentemente scomparso al quale oltre ad essergli stato molto affezionato gli sarò eternamente riconoscente per quanto ha saputo trasmettere a me, così come a tantissimi altri ragazzi di un tempo e poi via via durante il corso della nostra vita, la passione per la filatelia ma soprattutto per la storia, maestra di vita.

Il Ricordo delle lunghissime chiacchierate di politica e storia cittadina, le  tantissime spiegazioni sulla filatelia, sul suo evolversi, sui dettagli, anche minimi, che cambiavano, come la quantità di protoni in un atomo, la reale valenza del “pezzo”.

I nostri viaggi verso i vari Convegni ed esposizioni, le feroci discussioni su quel falso e/o su quel “pezzo”, le lotte per acquistare a prezzi ragionevoli e poi quelle belle cenette nelle quali, tra risate  e bevute, si dibatteva su quanto successo e su quanto comperato o non comperato.

La precisione e la puntualità con cui, ad ogni convegno e/o giornata della filatelia di Terni, mi preparava centinaia di buste piene di bei francobolli da regalare ai ragazzi e poi…….le solite domande…..come è andata? Quanti ragazzi sono venuti? Gli avete regalato i miei francobolli? Sono stati contenti?

DUNQUE

Romano Marchetti nacque ad Arrone (Paese che portò sempre nel cuore)  il 26 Aprile 1937 da Giuseppe e Angela Carotti; all’età di 7 anni, primo anno di scuola, frequentato di pomeriggio, dal momento che al mattino imparava il mestiere di calzolaio.

Terminato il ciclo delle elementari, continuò il  mestiere di calzolaio, tra un vecchio tacco, una rivista antica e qualche francobollo rimediato qua e la, fino all’età del servizio militare, al rientro del quale frequentò un corso per conduttore di caldaie a vapore risultando tra i primi allievi del corso;  ciò gli consentì di venire assunto come operaio qualificato presso lo Stabilimento Polymer di Terni, passando dal filato di giorno, ai francobolli di sera.

Un bel giorno, nel reparto dove svolgeva il suo lavoro, si presentò l’opportunità – viste le necessità operative – di recarsi in Francia per lavorare in uno stabilimento Polymer; Romano si fece subito avanti per l’amore dell’avventura ma anche per la convinzione di incontrare nuove esperienze sia lavorative che filateliche (Parigi era ed è una delle capitali filateliche del mondo).

Il 3 Settembre 1963 partì per Parigi senza sapere una sola parola di francese, ma convinto di farcela; infatti, dopo solo un mese già possedeva l’idioma in modo tale da vivere la quotidianità operativa senza nessun problema e ciò gli permise anche di iniziare, con costanza ed amore, a frequentare i famosi mercatini di Parigi, ed è appunto in uno di questi (il mercatino delle pulci) che ci conoscemmo nel mio primo viaggio nella capitale Francese (1968).

In terra Parigina  riuscì a coltivare anche  la sua grande passione per la Filatelia ed iniziò a frequentare gli ambienti più specializzati di questo settore della capitale francese;  l’avventura parigina  durò fino al Maggio 1973 ed in questi anni, tra un polimero e l’altro, acquisì anche grandissime conoscenze  nell’ambito della Filatelia e della Numismatica, ed approfondì sempre di più i propri studi sulla numismatica romana (altra sua grande passione nascosta ma che mano a mano si stava scoprendo in lui).

Quando Romano nel 1973 rientrò in Italia, già all’età di 36 anni decise di mettere a frutto tutto ciò che aveva appreso in ambito filatelico e numismatico, e decise, con grande coraggio, di dimettersi dalla Polymer e di acquistare un piccolo locale  nel centro cittadino iniziando la sua nuova attività.

Ovviamente, vista la conoscenza e la passione, nel giro di pochi anni divenne il punto di riferimento del collezionismo filatelico e numismatico del centro Italia, iniziando alla filatelia ed alla numismatica un gran numero di persone, bambini, giovani, anziani e vecchi.

Con la stessa passione ed onestà di sempre  effettuò anche numerosissime perizie su collezioni famose , stime e valutazioni su pezzi molto rari, ed offrì alla città di Terni un punto di riferimento per avere informazioni su “…questa o quella moneta trovata a casa nel cassetto del nonno, o su quel determinato francobollo ritrovato su una vecchia busta…ecc.ecc..”.

Ogni cittadino  ternano collezionista e non, in questi ultimi 40 anni almeno una volta, sicuramente, è entrato nello Studio Filatelico Marchetti e ha ricevuto informazioni, delucidazioni e consigli.

A lui ci siamo rivolti tutti, piccoli e grandi collezionisti da tutte le parti del mondo, personaggi della politica italiana, alti prelati, e personaggi dello spettacolo, ma anche e sopratutto piccoli e giovani collezionisti ai quali riservava sempre la stessa gentilezza e grazia; con gioia aiutava anche il bambino che iniziava la sua prima collezione a trovare quel francobollo che desiderava e che… alla fine della ricerca gli regalava.

Le sue onorificenze sono state tante che non vale neanche la pena di elencare, ma mi pregio, come Presidente del Circolo Filatelico Numismatico di Terni, di avergli dedicato la sezione giovanile che, diretta dall’amico Giorgio Passagrilli, da quest’anno si chiamerà Romano Marchetti, in modo che, a tutti i ragazzi che ne fanno e ne faranno parte, potremo spiegargli qualcosa di lui e, sopratutto, qualcosa che da lui abbiamo appreso ed imparato tutti.

Storia e preistoria dei francobolli / 5

A – La filigrana.

Dopo gli accenni precedenti è venuto il momento di parlare diffusamente della filigrana nei francobolli.

A-O – I francobolli senza filigrana ( che però ce l’hanno ).

Se ” Il Mattino ” di Napoli, un bel mattino ( vedi caso ), uscisse con unaa testata de ” Il Corriere della Sera “, il fatto sarebbe senz’altro ricordevole e degno di attenzione, anche se avvenisse di Carnevale. Desta attenzione il fatto che,  francobolli pensati e realizzati per non avere filigrana, invece ce l’abbiano, in tutto o in parte. Come mai?  Le cause possono essere due: la prima ( ed è il caso più raro ed importante ) è che venga usata per errore carta diversa da quella prevista.

Il secondo caso, più comune, si ha quando il foglio presenta una deriva della stampa che và progressivamente ad occupare i margini della carta dove possono esserci in filigrana delle scritte come: ” Poste Italiane ” o ” Ministero delle Finanze ” ripetute più volte. Quando riscontravano deviazioni importanti gli operatori  procedevano a registrare la macchina.

Nei francobolli del Regno d’Italia a volte avvenivano derive così grandi che il francobollo ( in genere uno ) veniva a trovarsi all’estremità del margine del foglio dove poteva trovarsi  in filigrana “ la piccola croce ” di inquadramento, oppure un numero che indicava la partita della carta.Nei francobolli più antichi ( Regno di Napoli per esempio ), oltre ad alcuni esemplari con frammenti della filigrana ordinaria dei fogli, possono trovarsi frammenti o lettere interi, sigle della cartiera, sempre ai margini e sempre rari.

A – 1 La filigrana. Quale e come.

Quando venne emesso il primo francobollo la filigrana era conosciuta ed utilizzata da tempo per documenti importanti oppure per rimarcare l’importanza del personaggio che se la faceva realizzare. Allora si trattava di scegliere se imprimere un segno di riconoscimento con un disegno che occupasse l’intero foglio di stampa ma con degli spazi vuoti, in modo che nei singoli francobolli se ne trovasse un frammento, oppure adottare dei piccoli disegni distanziati e posizionati in modo tale che ciascun francobollo ne avesse uno.

Una terza scelta era possibile: realizzare un disegno continuo che coprisse l’intero foglio; con questo sistema tutti i francobolli avevano una parte del ” tappeto “. All’inizio furono usati tutti e tre i sistemi, ma col tempo restarono in uso soltanto il tappeto continuo ed il disegno per il singolo francobollo.

Attorno alla posizione occore fare delle importanti distinzioni. Per osservare la filigrana occorre porre il francobollo girato al verso e disposto con il lato orizzontale in basso. Se la filigrana non è facilmente visibile si può mettere il francobollo in una vaschetta nera ( di vetro o di ceramica ) e versarci sopra un paio di gocce di benzina rettificata ( si compra in farmacia, costa poco e non altera assolutamente il francobollo ).

Se la figura della filigrana presenta due assi di simmetria ortogonali tra loro, la posizione sarà una soltanto, quale che sia l’orientamento del foglio e la faccia su cui si stampa.

Per i francobolli con il lato maggiore orizzontale ( per esempio i segnatasse di Vittorio Emanuele II° ), la filigrana può essere coricata rispetto all’orientamento normale.

Quando il disegno presenta un solo asse di simmetria ( verticale ), come la corona dei Savoia, allora le posizioni possibili diventano due ( normale e capovolta; destra e sinistra quando coricata ). E’ appena il caso di dire che si tratta di distinzioni a volte indifferenti, ma altre volte importantissime per quanto riguarda la rarità ed il pregio dei francobolli.

Se la figura elementare non presenta assi di simmetria ( ruota alata della Repubblica ) le posizioni possibili diventano 8 ( otto ).

La stessa situazione si presenta per le filigrane a tappeto. Se non vi è un orientamento preferenziale, le cose vanno lisce e tutte le posizioni ed i versi risultano indifferenti, ma così non è per esempio per il tappeto di stelle della Repubblica Italiana del quale esistono 4 tipi:

1° e 4° tipo – Cartiera Miliani – Fabriano e Foggia – Poligrafico ( dal 1973 ) ( due orientamenti ).

2°tipo – Foggia – ( Poligrafico ) – 4 orientamenti.

3° tipo – Cartiera Miliani – Pioraco – 8 orientamenti.

A – 2 – Altri Paesi – La filigrana nei francobolli della Gran Bretagna ( e del Commonwealth ).

Fin dall’origine i francobolli della Gran Bretagna ( il penny nero ed i suoi fratelli del1840 della Regina Vittoria ) hanno un disegno in filigrana che si ripete in ogni francobollo.

In genere si tratta di disegni con un asse di simmetria verticale, per cui se ne possono trovare con filigrana dritta o rovesciata. Solo nel 1912 appare un tipo di filigrana, destinato a ripetersi con qualche variante fino al 1967, che presenta piccole corone e monogrammi a tappeto continuo. Questo tipo di filigrana si può trovare in  otto posizioni, di cui quattro coricate.

In Australia, nel 1913, è apparso il primo esemplare di una serie con effige di Giorgio V, senza filigrana, poi seguito da molti altri valori con lo stesso disegno, fino al 1936, riconoscibili da 4 tipi di filigrana diverse ( e dalle dentellature ).

Storia e preistoria dei francobolli / 4

Tanti tipi di carta.

Dalle prime emissioni, col passare del tempo, è andata migliorando la qualità della carta. All’inizio ( Austria Lombardo Veneto ) la carta era di medio spessore, rugosa, piuttosto opaca, per divenire poi sempre più liscia, levigata, bianca; alcune emissioni sono note con diversi tipi di carta e, come solito, diversamente classificate e quotate nei listini. Casi particolari sono la” carta vergata “ che presenta delle evidenti striature orizzontali o verticali che sono le tracce della stoffa sulla quale veniva deposta ad asciugare la carta in pasta ancora umida. Queste ” vergature “ avevano origine quando i panni erano ancora nuovi per scomparire progressivamente con l’uso.

Altre volte la carta si riconosce dalla cartiera che l’ha prodotta (carta di Napoli o carta di Palermo per i francobolli di Ferdinando II° di Sicilia ). Anche i francobolli di Pio IX possono presentare carta diversa ( lucida – opaca ).

La gomma ( la colla ).

Mentre la dentellatura è adottata più tardi, i primi francobolli nascono subito con la colla al verso, da inumidire per attaccarli all’oggetto da spedire. Ne esistono infiniti tipi; a volte un singolo francobollo presenta ” gommature ” diverse: liscia, rugosa, brillante, color avorio o bianchissima, quasi invisibile, codronata, screpolata. Nei periodi di guerra, o subito dopo, la gomma può essere opaca, scadente, ricca di scorie.

Merita di essere segnalata la colla usata negli anni dal 1910 al 1920 per i francobolli di Francesco Giuseppe d’Austria: sottile, tenacissima. Specie quando applicata su alcune tirature usate in Ungheria e in Cecoslovacchia, a loro volta di carta sottile, ma che bagnata si rigonfia facilmente, è quasi impossibile lavare i francobolli, neppure aggiungendo un pò di bicarbonato nell’acqua per toglierli fal frammento su cui sono applicati, senza spappolarli irrimediabilmente.

E’ senz’altro preferibile conservarli con il loro frammento ( meglio se con l’intera busta ) anche per il motivo che l’annullo, se leggibile, può essere a sua volta molto importante perchè raro ( a parte vedremo dei francobolli usati e annullati in località o Paesi diversi da quelli di appartenenza – occupazioni militari, usi impropri, affrancature miste, ecc…).

Le ristampe.

Alcune Amministrazioni Postali ( Austria in particolare ) hanno emesso, dopo alcuni anni e quando gli originali erano fuori corso, ristampe ufficiali dei propri francobolli. Pressochè identici ma riconoscibili soltanto dalla dentellatura nettamente diversa. Di norma non devono essere annullati; quelli annullati di favore non hanno valore filatelico.

I “Perfin ” ed i perforati di servizio.

Per evitare che i propri dipendenti usassero i francobolli loro affidati per scrivere lettere d’amore ( o altro ) ai loro partners privati fu concesso dalle Amministrazioni di perforare i francobolli con sigle o acronimi della Ditta o Ente di appartenenza. E, a testimonianza che tutto il mondo è paese, tale uso fu adottato praticamente ovunque fin dagli inizi del secolo scorso ed è durato, in Italia, fino agli anni ’50/60.Anche tra i perfin vi sono quelli comuni e quelli più rari; tutti sono ricercati ed apprezzati da filatelici specialisti.

Caso diverso è quello di perforazioni realizzate dalla stessa Amministrazione per ottenere che il valore facciale, valido per l’affrancatura, venisse in parte ridotto all’acquisto perchè la differenza era pagata dalla pubblicità applicata su apposite buste o cartoline ( usati dal 1878 al 1900 in Italia, sono chiamati francobolli francalettere – sono tutti rari o molto rari, specie se sulla loro busta originale).

I Francobolli pubblicitari.

Un caso bellissimo e, per quanto ne so io, realizzato solo in Italia negli anni 1924/1925, è quello dei francobolli pubblicitari, cioè recanti accanto alla vignetta normale una appendice pubblicitaria, senza dentellatura di separazione, al posto della verticale successiva. Sono tutti molto belli: se ne trovano di abbastanza comuni e di molto rari. Esistono anche con la sovrastampa ” Saggio “, ovviamente non usati.

Le ” buste lettere postali “.

Tra il 1921 e il 1923 le Poste Italiane misero in vendita al valore facciale, speciali buste recanti messaggi pubblicitari e francobolli in tariffa, recanti in sovrastampa le lettere ” B.L.P. “in eleganti caratteri floreali. Il beneficio della pubblicità andava in beneficenza ( Federazione ciechi, sordi, invalidi ). Ve ne sono di comuni ( pochi ) ed altri rari o molto rari. Le buste originali regolarmente viaggiate sono rarissime.

Emissioni in franchigia – Enti parastatali.

Nel 1924 furono adottati in Italia speciali francobolli ( fino a 8 per ciascun Ente ), con vignette differenti ( tre in tutto ) a seconda del valore facciale, ufficialmente per facilitare la contabilità degli Enti parastatali; molto probabilmente perchè fidarsi è bene e non fidarsi è meglio in qualunque tempo e regime. Sono piuttosto belli; si tratta in tutto di 63 francobolli, alcuni aaccessibili ed altri molto rari, specialmente, come sempre, se sulle buste originali degli Enti regolarmente viaggiate.

People of the twentieth century.Gente del XX Secolo: Emil Zatopek

Raccontare la vicenda umana e sportiva di Emil Zatopek, “figurina” tra le più belle ed appassionanti del mio Album virtuale – che con questo Post prende il via – dedicato alle persone del secolo appena passato che in qualche modo ci hanno accompagnati significativamente nella nostra vita, almeno la mia, è davvero un’occasione unica di ricordarlo con immutata ammirazione e stima nel 90°anniversario della nascita (Kopřivnice, 19 settembre 1922 – Praga, 22 novembre 2000).

      

Se volete è anche un’occasione per ripercorrere piacevolmente la nostra vita, ricordando gente, fatti e vicende umane che ci hanno colpito positivamente; è il tentativo di tornare indietro nel tempo con semplicità e leggerezza come per ritrovare un mondo che ormai non c’è più, in cui le persone e le cose avevano il loro giusto valore ed una dimensione più “umana”.

Ma torniamo ad Emil ZatopeK, la “locomotiva umana”, così soprannominato per il suo modo di correre ansimando pesantemente, per la tenacia, la sofferenza e la resistenza, connotati tipici della sua corsa.

Pressochè obbligato a partecipare ad una gara aziendale organizzata dal proprietario della fabbrica di scarpe dove lavorava, grande appassionato di atletica leggera, iniziò a correre e la cosa gli piacque; da quel momento non fece altro che correre, correre e correre, facilitato in questo dall’accademia militare in cui si era iscritto.

      

     

Arrivarono  i primi importanti successi: quinto nei 5.000 metri durante i campionati europei del 1946 ad Oslo, primo, qualche tempo dopo, vincendo la gara dei 10.000 metri  dei Giochi Interalleati di Berlino; ma fù nel 1948, durante le Olimpiadi di Londra, che ottenne la sua prima grande vittoria e medaglia d’oro vincendo la gara dei 10.000 metri.

    

Alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, in Finlandia, Emil Zatopek entrò nella leggenda vincendo tre medaglie d’oro: nei 5.000 metri, nei 10.000 e nella Maratona cui partecipò per la prima volta nella sua vita con una decisione improvvisa e presa all’ultimo momento.  Stabilì il nuovo record olimpico in tutte e tre le gare.

 

Indimenticabile la vittoria nei 5.000 metri: a mezzo giro dalla fine era ancora quarto, nellultima curva, con lo stadio olimpico in delirio che non faceva altro che gridare il suo nome, superò tutti vincendo una gara rimasta nella storia dello sport e dell’atletica leggera in particolare.

Negli anni successivi continuò a correre vincendo tutto quello che c’era da vincere e battendo 18 record mondiali su prove di fondo; rimase imbattuto per 38 gare in sette anni consecutivi.

Concluse la sua carriera partecipando, nel 1956,  alle olimpiadi di Melbourne dove arrivò sesto nonostante fosse stato operato all’ernia due settimane prima. Entrò nel mito, nella leggenda.

Va ricordato che Emil Zatopek fu una importante figura del Partito comunista cecoslovacco; nel Gennaio 1968 si schierò decisamente con Alexander Dubcek, Segretario del Partito, che aveva costituito un nutrito gruppo di politici ed intellettuali riformatori con lo scopo di democratizzare il Partito e la società cecoslovacca, per realizzare un “socialismo dal volto umano”: era la “Primavera di Praga”.

francobolli stampati in minifogli di 10 esemplari, a tiratura sconosciuta, predisposti per il XIV Congresso del Partito comunista cecoslovacco tenutosi clandestinamente nell’agosto del 1968 subito dopo l’invasione sovietica della Cecoslovacchia: mai emessi, talvolta visti in aste.

Nel 1969, dopo la brutale repressione imposta con le armi a seguito  dell’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche e del patto di Varsavia ( Agosto 1968 ), Dubcek venne cacciato ed espulso dal Partito: con lui tutti gli altri che avevano sostenuto la “Primavera di Praga”.

Urss – Patto di Varsavia

Anche Emil zatopek subì la stessa sorte: venne espulso dall’esercito ( era colonnello ) e privato di ogni incarico importante; fu costretto a lasciare Praga e tornare nella sua terra d’origine dove  fu costretto a fare l’operaio e poi il minatore in una miniera di uranio. Diversi anni dopo tornerà a Praga in trionfo,acclamato da tutta la città, dove svolgerà lavori umili e poi come archivista al Centro di documentazione dello sport.

        

          

Morirà a Praga, dopo una lunga malattia, all’età di settantotto anni, assistito da sua moglie Dana Zátopková, anch’essa medaglia d’oro nel lancio del giavellotto alle Olimpiadi di Helsinki del 1952.

   


Annullo postale dedicato alla Festa Nazionale della Repubblica

Su richiesta dell’Associazione “Amici Museo delle Armi” di Terni, Sabato 2 Giugno 2012, presso il Polo di Mantenimento Armi Leggere di Viale B.Brin, dalle ore 9 alle ore 13, Poste Italiane provvederà ad obliterare materiale postale e filatelico con l’annullo quì riprodotto

dedicato alla 66^ Festa Nazionale della Repubblica.

Storia e preistoria dei Francobolli / 3

Come sono i primi francobolli . La lunga lotta contro i falsari. 

I francobolli inglesi non sono dentellati  fino al 1854 , quelli del Lombardo –Veneto fino al 1858 ,dello  Stato Pontificio fino al 1868 ; quelli degli altri Antichi Stati Italiani , compreso il Regno di Sardegna , non saranno dentellati mai.

  

Spesso i francobolli  erano  stampati con margini di separazione così ridotti che , divisi con le forbici , venivano intaccati nel disegno : per esempio i francobolli di Toscana erano separati tra di loro da 5/6 decimi di millimetro per cui è difficilissimo trovarne con i quatto margini bianchi : sono ricercatissimi.

Le Amministrazioni Postali si sforzano di combattere  o, addirittura di prevenire i falsari , in molti modi; i primi francobolli inglesi recano agli angoli lettere maiuscole disposte dalla A alla L in senso orizzontale e dalla A alla T in senso verticale . Il primo in alto a sinistra reca  quattro A , l’ultimo in basso a destra le lettere LT e TL  . Non vi sono francobolli uguali nel foglio .

Viene anche subito usata la filigrana , molto spesso con un simbolo nello spazio di un singolo francobollo , che può variare nel tempo , altre volte con un disegno su tutto il foglio.

Vengono usati anche dei piccoli segni segreti  come una lettera del nome del tipografo nei francobolli di Napoli o la perlina ( orecchino ) di Vittorio Emanuele II° nei francobolli con effige a secco del Regno di Sardegna. Nonostante tutto i falsari non si arrendono : di alcuni tipi di francobolli di Napoli ne esistono di falsi passati per posta quasi quanti di quelli originali . Anche i francobolli per le “ Province Napoletane “  realizzati per l’annessione al Regno, furono falsificati pochi giorni dopo la loro emissione. In Austria e in Svizzera sono state usate carte con fili di seta, ad uno o più colori.

La Dentellatura

Proprio la dentellatura dei francobolli è risultato col tempo  il  sistema più efficace per ostacolare i falsari che non sono riusciti mai ad ottenere  risultati soddisfacenti, tali  da non rendere i falsi facilmente riconoscibili da un buon osservatore .

Col tempo si è passati dalle dentellature lineari ( righe e file ) ,  a dentellature “ a pettine “ , cioè ottenute da perforatori  disposti come piccoli rastrelli rivolti verso il basso o verso l’alto, oppure lateralmente a seconda del  formato dei francobolli e dell’orientamento della stampa.

La disposizione dei “ pettini “, verso il basso o verso l’alto si può ( quasi sempre ) riconoscere dallo “scalino”che si  forma su uno dei lati del francobollo, mentre le dentellature lineari  si riconoscono,specie se si hanno più francobolli uniti, dal fatto che gli incroci si presentano irregolari contrariamente alle dentellature “ a blocco “ che presentano una crocetta di cinque fori perfettamente simmetrica.

Una caratteristica molto importante per la valutazione della qualità di un francobollo è “ la centratura “, cioè la precisione  con la quale la dentellatura si inserisce nello spazio di carta tra un francobollo e l’altro. La dentellatura non dovrebbe mai intaccare il disegno ,ma lasciare dei margini perfettamente liberi  su tutti i quattro lati.

  

Se, però, la dentellatura invade il disegno dei francobolli, si può parlare di “ varietà “  interessante  quando l’ “ invasione “ è di almeno due-tre millimetri ( dentellatura spostata ) ,ancora di più se spostata nei due sensi ,fino a far apparire  parti di quattro vignette contigue nello stesso pezzo.

Dentellature anomale e spesso assai rare sono quelle ottenute per la sostituzione di uno o più perforatori rotti  con altri di passo diverso. Presentano questa anomalia, per esempio, alcuni francobolli emessi nel  Regno d’Italia  nel 1928 per celebrare il 10° anniversario della Vittoria .

Altre volte, sempre per guasti ai perforatori, si trovano dentellature del tutto irregolari, “ a casaccio “, oppure parziali ( uno o più lati non risultano dentellati ). Attenzione però a quei francobolli che, avendo un “ formato carta “ più grande del solito, vengono ritagliati con le forbici per avere una varietà abusiva.

Da ultimo è stato introdotto il sistema di perforazione “ a blocco “ con il quale viene dentellato tutto il foglio in una sola volta. E’ superfluo dire che dentellature diverse da quelle normali per un francobollo, perché il perforatore si è rotto ed è stato sostituito da uno diverso  per errore, oppure anche per un funzionamento anomalo , lo fanno diverso, anche diversissimo, talvolta raro, rarissimo, sovente classificato con un proprio numero di catalogo.

Le dentellature vengono classificate con il numero di dentelli presenti su 2  ( due ) centimetri di carta , qualunque sia il formato dei francobolli, con approssimazione ad ¼  per far corrispondere al meglio possibile i dentelli degli angoli: (per es. 14,1/4 x 13,3/4 ), ma anche più precisa per gli specialisti . Storicamente le dentellature oscillano  da  8+1/2  ( Austria – Lombardo Veneto anni  1850 ) fino a 16 – 17  dentelli  ogni 2 centimetri di carta per attestarsi ai giorni d’oggi tra 11+1/2  e 14+1/4 in quasi tutti i Paesi.

Resta infine da dire che, a parità di passo, i fori possono essere più piccoli o più grandi, fino a sovrapporsi in parte . Ovviamente è diversissimo l’aspetto  che ne risulta  e l’efficacia ai fini della separazione dei  pezzi .

Per riconoscere il passo delle dentellature si usa un listello ( odontometro ), meglio se trasparente, con tanti piccoli  punti distanziati  come la dentellatura da riconoscere, oppure in maniera più sofisticata e precisa , con linee  sub-verticali, leggermente divergenti, alle quali si accosta il francobollo finché linee e dentelli coincidono .

Storia e preistoria dei francobolli / 2

Come funziona il servizio postale.

       

Dagli inizi del Rinascimento i messaggi ( le missive ) – si pensi alla Messa, ai missionari, a il ” Messaggero “, consegnati ad un centro di raccolta – vengono contrassegnati con un segno che indica l’importo da pagare che può dipendere dal peso e dall’ingombro ed anche dalla distanza da percorrere e, a volte, dalle gabelle comunali. Il segno, posto a mano, diverrà in seguito un timbro o ” bollo “, dal quale avrà infine origine il termine di ” francobollo ” ( in tedesco ” briefmarke ” ).

Vi sono due possibilità: è il mittente che paga alla partenza o il destinatario all’arrivo. Entrambe le scelte presentano degli inconvenienti: nel primo caso il mittente non ha la certezza che l’oggetto arriverà a destinazione in buono stato; nel secondo il destinatario non sempre si trova o si fa trovare, oppure rifiuta l’oggetto dopo averne compreso il significato.

Insomma, del francobollo si avverte il bisogno, ma non si riesce  ad inventarlo.

La carta bollata come precorritrice del francobollo.

Tra gli organizzatori del servizio qualcuno ha la buona idea di mettere in vendita dei fogli in carta filigranata e del formato giusto per realizzare dei ” pieghi ” di formato standard sui quali, a stampa o a secco, è impressa l’impronta del servizio. Il Regno di Sardegna realizza così il 1°Gennaio 1819 i famosi e ricercatissimi ” Cavallini di Sardegna ” anticipando di esattamente 32 anni i propri primi francobolli adesivi.

Finalmente il Francobollo!

Con i ” Cavallini ” si compie un passo decisivo: vi è ancora l’inconveniente del foglio acquistato che si sciupa o si macchia nello scriverci su, oppure da gettare per un ripensamento di chi scrive, ma il passo è prossimo e lo compie un funzionario inglese che il 6 Maggio 1840 piazza lì il famoso penny nero e il suo fratello 2 penny azzurro, con la Regina Vittoria che guarda a sinistra come farà sempre su tutti i francobolli che verranno e poi i suoi successori fino ad oggi ( Elisabetta II guarda qualche volta di sbieco e, rarissimamente a destra ma solo nelle immagini di piccolo formato ).

       

Annullo postale dedicato a Elia Rossi Passavanti

Su richiesta dell’Associazione “Amici Museo delle Armi del Comune di Terni”, Sabato 19 Maggio 2012, presso il Polo di mantenimento Armi leggere di Viale B.Brin 149, dalle ore 10 alle ore 14, Poste Italiane provvederà ad obliterare materiale filatelico con l’annullo sottostante

dedicato ad Elia Rossi Passavanti, eroe ternano decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare nella prima e seconda guerra mondiale.

Storia e preistoria dei francobolli / 1

Preambolo.

Parlare dei francobolli è facile. I francobolli sono dei pezzetti di carta che si comprano e si incollano sulle lettere per spedirle. Finito.

        

Perchè sono stati inventati e come sono giunti fino a noi è un’altra storia: intanto occorreva che qualcuno sapesse scrivere, e magari anche leggere, e poi che avesse motivo di farlo per comunicare qualcosa a qualcuno lontano. Occorreva che fosse stata inventata la carta. Tutte osservazioni banali, ma senza delle quali, a mio avviso, non si può comprendere a fondo la storia dei francobolli; perciò, a costo di apparire noioso, partirò da lontano.

Vivere è comunicare.

Le piante emettono spore e pollini che il vento o gli insetti trasportano attratti dal colore, dal profumo o dal nettare quando vogliono comunicare di essere pronte a riprodursi. Le femmine degli animali pronte per accoppiarsi emettono segnali che i maschi avvertono e riconoscono. A loro volta i maschi hanno dei loro segni di riconoscimento che li rendono più o meno graditi alle femmine.

     

L’uomo, oltre ai segnali che emette come tutti gli altri animali, usa l’intelligenza per comunicare i propri pensieri e le sue esperienze, e per questo è costruttore di Storia.

Segni e messaggi.

Il sentiero che porta al guado più agevole, dei rami spezzati, delle pietre disposte in un certo ordine sono i segni che l’uomo impara ad usare, forse ancor prima del parlare articolato, per comunicare ai suoi simili le proprie esperienze. I graffiti rupestri, le pitture rituali che anticipano i geroglifici e poi la scrittura, hanno il vantaggio di essere compresi anche da chi usa un linguaggio diverso e non hanno soltanto un significato scaramantico, propiziatorio di un evento favorevole, ma significano anche ” noi siamo qui e facciamo queste cose” ed è un messaggio per gli uomini che verranno.Più tardi sono le piramidi, i menhir, le statue gigantesche dell’isola di Pasqua.

   

Al limitare della foresta, in cima alla collina, in riva al mare, l’uomo si affaccia per cogliere i segni della natura: l’avvicinarsi di un temporale, l’arrivo di uccelli migratori, l’avanzare di un incendio.E poi, i segnali della presenza di altri uomini. Questo bisogno irrefrenabile di comunicare ha permesso all’uomo di costruire la civiltà: cosa sarebbe se Prometeo non avesse voluto inventare il fuoco e se non fosse stato imitato?

    

Ma le barriere della distanza e dell’ambiente sono state superate a fatica; ancora oggi si trovano tribù isolate che non sono riuscite o non hanno voluto comunicare con altri uomini.

Il possesso, il baratto e gli scambi.

Le prime forme di scambio avvengono con il baratto, ma presto si affida un valore convenzionale  ad una “moneta” che spesso è un pezzo di metallo sul quale verrà impresso un segno, simbolo di chi l’ha posseduto per primo.

        

Anche gli animali vengono marchiati per essere riconosciuti dai possessori. Con la moneta i segni e le comunicazioni vengono trasmessi da mano all’altra, ma mancano ancora i supporti per messaggi più articolati. Per rendere più semplici le cose bisognerà aspettare i papiri e solo più tardi la carta. Fino al tempo dei romani si spedivano gli scalpellini lontani miglia e miglia a scrivere sulle pietre; forse sono i primi “messaggeri”, portatori di messaggi non orali  in senso moderno.

La posta. Con l’uso della carta nascono i primi servizi postali organizzati.

L’introduzione della carta in Europa, che i cinesi avevano inventato nel 1° o 2° secolo d,c., avviene ad opera degli Arabi, tra il 1000 ed il 1100, giusto in tempo per favorire i commerci del primo rinascimento.Inizialmente l’esigenza di trasmettere a persone o genti lontane i propri messaggi era di pochi e ricchi potenti: essi si organizzarono quindi i  servizi di posta. La posta ( o il posto )  era il luogo dove si cambiavano i cavalli e dove, eventualmente, potevano riposare i conducenti.

       

Ma presto divenne importante per il mercante di Firenze ordinare una partita di merletti di Fiandra o di pellame dell’Olanda oppure offrire spezie provenienti dall’Oriente a commercianti di Amburgo.

     

Hanno così origine le note di credito, le “note del banco” ( banconote ) con le quali si dispone il pagamento a distanza degli acquisti. Diviene quindi necessario disporre di servizi postali rivolti anche a privati e organizzati da privati, spesso in regime di monopolio concesso dalle Autorità ( la famiglia Tasso avrà questa concessione praticamente per tutta l’Europa).

     

Con le nuove esigenze “la posta” viene organizzata di preferenza negli incroci delle strade principali o in corrispondenza di scali fluviali o marittimi, spesso anche al confine degli Stati dove si esercita anche la dogana ( vedi Via della doga a Narni scalo ).

Ovviamente la nostra storia non finisce quì, alla prossima!